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CBD e sindrome dell’ovaio policistico (PCOS): ricerca e conoscenze attuali

Il CBD può essere utile con la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS)? Cosa suggeriscono le attuali ricerche? Vedremo questa connessione più in dettaglio.

Scritto da
Justin Cooke , pubblicato 1 settimana fa

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) colpisce circa il 10% delle donne negli Stati Uniti. È una delle principali cause di infertilità femminile nel mondo occidentale [1].

Questa condizione di salute cronica è scarsamente compresa dalla medicina moderna, il che la rende particolarmente difficile da diagnosticare e trattare. I farmaci usati per gestire questa condizione comportano il rischio di effetti collaterali propri, e per alcune donne molti semplicemente non funzionano.

Questo ha spinto alla ricerca di integratori alternativi per il supporto della condizione.

Un integratore promettente è il cannabidiolo (CBD), il principale composto terapeutico non psicoattivo contenuto nella pianta di cannabis.

Il CBD può davvero essere utilizzato per migliorare la PCOS? In questo articolo, approfondiremo come funziona la sindrome dell’ovaio policistico ed esploreremo il potenziale ruolo che il CBD può svolgere per questa condizione cronica.

  • Indice

Un breve riassunto: il ruolo potenziale del CBD nella PCOS

  1. Il CBD può aiutare a mantenere livelli ottimali di insulina
  2. Il CBD può favorire la perdita di peso nelle pazienti con PCOS
  3. Il CBD può alleviare le condizioni che si presentano spesso insieme alla PCOS (come l’ansia)

Che cos’è la PCOS?

PCOS sta per sindrome dell’ovaio policistico. È un insieme di sintomi (sindrome), che coinvolge più (poli) sacche di fluido (cisti) nelle ovaie. È ampiamente considerato un disturbo endocrino, cioè che provoca problemi con i livelli ormonali. Gli ormoni più comunemente colpiti dalla PCOS sono l’insulina, il testosterone e gli ormoni riproduttivi femminili come gli estrogeni, l’ormone luteinizzante (LH) e l’ormone follicolo-stimolante (FSH).

La PCOS è caratterizzata dalla formazione di cisti (sacche piene di liquido) nelle ovaie, ma non tutte le persone a cui sono state diagnosticate questa condizione, le hanno.

La PCOS non è una malattia, è una sindrome: che significa?

Una sindrome è un insieme di sintomi che si verificano contemporaneamente, spesso senza una causa nota e senza un collegamento tra loro. Esistono molti tipi di sindromi diversi. Un esempio di una sindrome di cui potresti aver sentito parlare è la sindrome premestruale, che non è una malattia, ma un insieme di sintomi.

Al contrario, una malattia è una condizione anormale specifica che influisce negativamente sulla funzione di un organo o di un apparato corporeo.

Come sindrome, non ci sono tratti distintivi che raggruppano le persone che soffrono di PCOS in modo da capirne la causa e la cura. L’unica cosa che li accomuna è una sovrapposizione nei sintomi, cosa che può essere molto diversa da una persona all’altra.

Questa condizione non deve essere confusa con la PCO (malattia dell’ovaio policistico) che ha una causa chiara. Vediamo in dettaglio le differenze tra le due.

Qual è la differenza tra PCOS e PCO?

PCOS e PCO hanno sintomi simili ma a un esame più attento sono molto diverse tra loro.

La PCO (ovaio policistico) è caratterizzata da ovaie ingrossate, di solito a causa di problemi di espulsione delle uova immature dalle ovaie durante il ciclo mestruale. Ciò può far gonfiare le ovaie e può iniziare a far produrre eccesso di testosterone, estrogeni o entrambi. Molti casi di PCO non presentano sintomi evidenti e vengono scoperti solo con un esame di routine. Questa condizione può essere generalmente tenuta sotto controllo con cambiamenti nella dieta e nello stile di vita.

La PCOS (sindrome dell’ovaio policistico) colpisce tutto il corpo, ha una forte componente metabolica ed è molto più grave della PCO. Con questa condizione, ogni mese si formano una dozzina o più di nuove cisti nelle ovaie. La causa delle cisti resta sconosciuta. Man mano che si formano, le ovaie producono più testosterone e altri androgeni (ormoni maschili), che col tempo possono causare cambiamenti drammatici nel corpo.

Anche se entrambe le condizioni comportano la formazione di cisti nelle ovaie e cambiamenti nei livelli ormonali, i cambiamenti dovuti alla PCOS sono molto più gravi. Entrambe le condizioni possono avere un impatto negativo sulla fertilità.

Quali sono i sintomi della PCOS?

Essendo un disturbo caratterizzato dalla formazione di cisti nelle ovaie (organo riproduttivo femminile) la PCOS colpisce solo le donne. Questa condizione può portare molti sintomi, alcuni dei quali non sembrano correlati.

Inoltre, i sintomi della PCOS possono essere molto diversi da una donna all’altra. Per questo è incredibilmente difficile per i ricercatori studiare la condizione. La PCOS può essere completamente diversa in donne diverse e probabilmente implica una causa sottostante del tutto distinta.

I sintomi della PCOS possono includere:

  • Crescita di peli tipici maschili (irsutismo)
  • Acne
  • Stanchezza
  • Mal di testa
  • Infertilità
  • Disturbi dell’umore
  • Dolore pelvico
  • Disturbi del sonno
  • Assottigliamento dei capelli
  • Aumento di peso

Quali sono le cause della PCOS?

La vera causa della sindrome dell’ovaio policistico è molto dibattuta, e la verità è che probabilmente ci sono molte cause diverse.

Quello che sappiamo è che questa condizione è prevalentemente un disturbo endocrino. Alcuni sintomi sono dovuti a una disfunzione degli ormoni riproduttivi femminili (asse HPO), altri si concentrano maggiormente sul sistema metabolico (ormoni tiroidei e pancreatici).

Per restare in equilibrio tutti questi sistemi ormonali si basano su cicli di feedback complessi. Anche i cambiamenti più lievi in questo equilibrio possono provocare effetti collaterali significativi.

In che modo il corpo mantiene gli ormoni in equilibrio?

La risposta risiede in un meccanismo chiamato ciclo di feedback negativo: il cervello dice ad altri organi di rilasciare ormoni e si ferma solo quando rileva livelli adeguati di questi ormoni nel flusso sanguigno (feedback).

Puoi paragonarlo al sistema di riscaldamento della tua casa. Quando le temperature scendono troppo, il termostato accende il calore. Quando rileva che le temperature rientrano nell’intervallo impostato, fa spegnere di nuovo il calore per evitare il surriscaldamento della casa.

Se qualcosa va storto con il cervello e gli organi endocrini durante questo ciclo di feedback negativo (sono molte le cose che possono andare storte), i livelli ormonali possono risultare squilibrati. È questo che provoca i sintomi della sindrome dell’ovaio policistico.

Essi dipendono in gran parte dagli organi endocrini interessati.

Confronto semplificato dei sintomi e delle cause potenziali della PCOS:

Sintomo Ghiandole surrenali Pancreas Ovaie Ghiandola tiroidea
Crescita di peli tipici maschili    
Acne  
Stanchezza  
Mal di testa    
Infertilità    
Disturbi dell’umore
Dolore pelvico      
Disturbi del sonno
Assottigliamento dei capelli  
Aumento di peso  

PCOS e ormoni maschili (androgeni)

Uno dei fattori principali dei sintomi della sindrome dell’ovaio policistico è un eccesso di ormoni maschili noti come androgeni.

Sia gli uomini che le donne producono naturalmente androgeni come il testosterone. La differenza è che le donne convertono il testosterone in estrogeno. Il fattore più importante è il rapporto estrogeni-testosterone. Nelle donne, il rapporto è fortemente ponderato a favore degli estrogeni, mentre gli uomini hanno concentrazioni molto più elevate di testosterone.

Con la PCOS, potrebbero esserci due problemi:

  1. Produzione eccessiva di testosterone
  2. Mancanza di conversione in estrogeni

Entrambi hanno lo stesso risultato: alti livelli di testosterone rispetto agli estrogeni.

Livelli eccessivi di androgeni possono inibire il ciclo mestruale (portando a una mancanza di mestruazioni e infertilità), causando un’eccessiva crescita di peli sul labbro superiore e sulla schiena, innescando la formazione di acne e portando a cambiamenti dell’umore [11].

L’unico modo affidabile per capire cosa può causare i sintomi è rivolgersi a un medico.

Come si diagnostica la PCOS?

Se pensi di avere la sindrome dell’ovaio policistico e non ti è stato diagnosticato da un medico, è importante fissare subito un appuntamento.

La PCOS è difficile da diagnosticare e di solito si fa attraverso un processo di eliminazione utilizzando apparecchiature diagnostiche mediche avanzate. È quasi impossibile diagnosticare con precisione la PCOS da casa.

Prima di arrivare a una diagnosi i medici eseguiranno un esame del sangue e altri test diagnostici.

Test comuni utilizzati per aiutare a diagnosticare la PCOS:

  • Insulina a digiuno: le pazienti con PCOS spesso manifestano iperinsulinemia (troppa insulina nel sangue).
  • Rapporto ormone luteinizzante (LH) – ormone follicolo-stimolante (FSH): questi ormoni sono regolatori chiave del ciclo mestruale femminile. Chi soffre di sindrome dell’ovaio policistico può avere un rapporto maggiore di 1:1 (di solito circa 2:1).
  • Livelli di SHBG: in caso di PCOS la globulina che lega gli ormoni sessuali è spesso bassa.
  • Ecografia: serve a cercare cisti nelle ovaie. Le cisti ovariche non sono una diagnosi confermata per la PCOS. Esse derivano anche da altre cause.
  • Ormone tireotropo (TSH) e ormoni tiroidei: si esamina per escludere altre cause dei sintomi come ipo o ipertiroidismo.
  • CRP: la proteina C reattiva è un buon indicatore dell’infiammazione nel corpo, che può essere utilizzata per identificare altre cause dei sintomi.
  • Emocromo completo: dando un’occhiata alla concentrazione e alle dimensioni dei globuli rossi e bianchi, i medici possono identificare altre cause per la condizione.
  • Test della funzionalità epatica: in alcuni casi, sintomi come questi possono essere spiegati da problemi al fegato, come la malattia del fegato grasso.

Quando il medico avrà esplorato altre opzioni e preso in considerazione la storia familiare e i sintomi dei pazienti, saranno valutati una serie di criteri utilizzati per diagnosticare la PCOS, noti come Criteri di Rotterdam (2003).

Secondo i criteri di Rotterdam, una diagnosi di sindrome dell’ovaio policistico deve includere almeno due dei seguenti elementi:

  1. Oligo-ovulazione e/o anovulazione: ovulazione inferiore al normale o nulla
  2. Eccessiva attività androgena: alta concentrazione di ormoni maschili nel sangue
  3. Ovaie policistiche: presenza di più cisti nelle ovaie

Prima che un medico possa diagnosticare la sindrome dell’ovaio policistico deve escludere altri disturbi endocrini.

Cosa dice la ricerca: il CBD e la PCOS

L’obiettivo principale del trattamento della sindrome dell’ovaio policistico è ridurre i livelli di androgeni in eccesso, cosa in cui il CBD non è molto d’aiuto.

Comunque, l’altro obiettivo principale del trattamento riguarda l’iperinsulinemia (troppa insulina), cosa per cui invece il CBD, secondo una recente ricerca, può essere utile.

I trattamenti secondari si concentrano spesso su sintomi come ansia e perdita di peso, entrambi i quali potrebbero trarre vantaggio dagli integratori di cannabinoidi come il CBD.

Detto questo, quando si utilizza il CBD per la sindrome dell’ovaio policistico è importante consultare sempre il proprio medico, perché probabilmente sarà necessario combinare questo integratore con altri farmaci o trattamenti alternativi. Parlare prima con il tuo medico è necessario per assicurarti che il CBD, o altri composti contenuti nell’integratore non abbiano un’interazione negativa con la condizione o con altri farmaci che stai assumendo.

Attualmente non ci sono studi specifici sull’uso del CBD o altri cannabinoidi per la PCOS. In più non c’è traccia di ricerche in questo settore nel prossimo futuro, quindi per ora sono tutte speculazioni.

Ora vediamo cosa dice la ricerca sul CBD e le sue potenziali implicazioni per una diagnosi di PCOS.

1. Il CBD può ridurre l’iperinsulinemia (livelli di insulina alti)

L’iperinsulinemia è caratterizzata da livelli eccessivi di insulina nel flusso sanguigno, cosa che ha molto in comune con il diabete.

Uno studio recente, che ha coinvolto più di 4.600 partecipanti con diabete o prediabete, ha confrontato l’uso autoriferito di marijuana e i livelli di insulina a digiuno (un marker dell’iperinsulinemia). I ricercatori hanno scoperto che i partecipanti che utilizzavano marijuana su base regolare avevano un livello di insulino-resistenza inferiore del 16% rispetto a quelli che non ne facevano uso [2].

I ricercatori di questo studio hanno suggerito che il CBD è uno dei composti chiave responsabili della produzione di questo effetto attraverso la modulazione dei recettori CB1. Altri studi hanno dimostrato che bloccando i recettori CB1 nei modelli animali la sensibilità all’insulina è migliorata [3]. Questo suggerisce che il sistema endocannabinoide e i recettori CB1 svolgono un ruolo critico nella funzione dell’insulina.

L’idea è che se siamo più sensibili agli effetti dell’insulina, avremo una maggiore regolazione della glicemia e un migliore controllo del feedback negativo sull’equilibrio insulinico. Questo è importante per via della correlazione dello squilibrio dell’insulina con la PCOS.

2. Il CBD può favorire la perdita di peso

Circa l’80% delle donne con sindrome dell’ovaio policistico sono considerate in sovrappeso [4]. Ci sono diverse ragioni per questo:

  • La stanchezza che porta a meno esercizio fisico
  • L’iperinsulinemia e il diabete che portano alla produzione di grasso in eccesso
  • Le predisposizioni genetiche all’aumento di peso

Questo suggerisce che un aumento eccessivo di peso è un fattore che può contribuire alla causa sottostante della PCOS. Uno degli obiettivi principali del trattamento nelle donne in sovrappeso con PCOS è ridurre il peso.

Il CBD può essere utile per favorire la perdita di peso in alcuni modi:

  1. Regolando la funzione mitocondriale per migliorare la combustione di zuccheri e grassi in eccesso e usarli come fonte d’energia [5]
  2. Riducendo la resistenza all’insulina per migliorare la regolazione dello zucchero nel sangue e supportare la beta-ossidazione dei grassi [2]
  3. Riducendo l’appetito per aiutare a ridurre l’apporto calorico [6]

3. Il CBD può alleviare i sintomi dell’ansia

Uno dei principali effetti collaterali della sindrome dell’ovaio policistico è l’ansia. Può derivare dallo stress causato dal disagio della condizione stessa, o da problemi che coinvolgono le ghiandole surrenali in cui vengono prodotti ormoni dello stress come il cortisolo.

L’ansia è una delle cause più comuni per cui le persone assumono integratori di CBD, e ci sono molte ricerche che lo confermano.

Uno studio in doppio cieco controllato con placebo, che confronta gli effetti ansiolitici del CBD con quelli delle benzodiazepine, ha concluso che “il CBD [ha] proprietà ansiolitiche nei volontari sani sottoposti a una situazione stressante” [7].

Altri studi che approfondiscono gli effetti immediati del CBD nel trattamento dell’ansia hanno utilizzato un modello basato sul discorso in pubblico per indurre uno stato ansioso nei partecipanti allo studio. Lo studio ha evidenziato un notevole miglioramento dei livelli d’ansia rispetto all’uso del placebo [8].

Il CBD fornisce sollievo dai sintomi dell’ansia in diversi modi, il più importante dei quali è un potenziamento del GABA nel cervello [9,10], ovvero il principale neurotrasmettitore inibitorio.

Quando il cervello diventa iperattivo il GABA lo fa rallentare, preferibilmente prima di raggiungere livelli abbastanza alti da provocare un attacco d’ansia.

CBD e PCOS: le considerazioni da fare prima di usare questo integratore

Sebbene non ci siano abbastanza ricerche disponibili per studiare gli effetti del CBD sulla sindrome dell’ovaio policistico, alcune indicazioni suggeriscono che questo cannabinoide può offrire benefici alle donne affette da PCOS. Per questo, è importante parlare con il medico prima di iniziare a utilizzare il CBD per supportare la tua condizione.

Vediamo alcuni degli altri fattori da considerare prima di utilizzare il CBD.

1. Prenditi il ​​tempo necessario per trovare la dose giusta

La dose corretta di CBD varia da una persona all’altra. Alcune persone scoprono di aver bisogno di una dose alta per ottenere gli effetti desiderati, mentre per gli stessi risultati altre potrebbero aver bisogno di una dose molto inferiore.

Nonostante fattori come peso, età e rapporto muscolo-grasso siano importanti, altri fattori come la genetica, l’attività degli enzimi epatici, le condizioni di salute di base, la funzione digestiva e l’uso di farmaci possono incidere sull’integrazione di CBD.

Il modo migliore per trovare la dose di CBD giusta per il tuo corpo è iniziare con poco e aumentare gradualmente fino a raggiungere una dose adatta a te.

La maggior parte delle persone inizia con una dose molto bassa di circa 2,5 mg di CBD e aumenta di 2,5 mg al giorno finché non ottiene il livello di benefici di cui ha bisogno. Man mano che acquisisci familiarità con il modo in cui il CBD funziona su di te, riuscirai a regolare questa dose in base alle necessità.

Dosi giornaliere di CBD in base al peso e all’intensità desiderata (in mg)

Peso (Kg) Bassa intensità Media intensità Alta intensità
45 kg 10 mg 30 mg 60 mg
57 kg 13 mg 38 mg 75 mg
68 kg 15 mg 45 mg 90 mg
79 kg 17 mg 52 mg 105 mg
90 kg 20 mg 60 mg 120 mg
102 kg 22 mg 67 mg 135 mg
113 kg 25 mg 75 mg 150 mg

2. Se usi altri farmaci o integratori scegli un isolato di CBD

Uno degli aspetti più impegnativi dell’uso di CBD e degli estratti di cannabis è determinare come interagiscono con altri farmaci che potresti star utilizzando. Spesso gli estratti di canapa a spettro completo contengono centinaia di composti diversi, ognuno dei quali può avere un’interazione con un altro integratore o farmaco.

Per questo, è più facile valutare le interazioni tra farmaci usando integratori più semplici come un isolato di CBD puro.

Gli isolati di CBD contengono solo un ingrediente attivo (il CBD), rendendo molto più facile per un medico identificare le potenziali interazioni con altri gli farmaci o integratori che utilizzi.

3. Monitora i tuoi progressi

La sindrome dell’ovaio policistico è una condizione di salute cronica, quindi non va e viene nel giro di una notte. Possono volerci mesi o anni per migliorare i sintomi della PCOS, perciò bisogna essere pazienti.

È difficile vedere un miglioramento a breve termine per condizioni come la PCOS che si sviluppano lentamente, quindi può essere utile annotare i propri sintomi. In questo modo puoi confrontarli in periodi più lunghi per individuare eventuali cambiamenti, buoni o cattivi che siano.

Pensala così: quando cresci, non ti rendi conto di essere diventato un po’ più alto ogni giorno, ma quando confronti l’altezza con le misure dell’anno precedente potresti notare una grande differenza. La stessa cosa succede con le patologie croniche. Se qualcuno ti chiede come ti senti ogni giorno, potresti rispondere sempre allo stesso modo: “come ieri”. Però, se confronti il tuo stato attuale con quello di 3 mesi fa, potrebbe esserci stato un cambiamento significativo, ma non te ne sei accorto.

Il modo migliore per monitorare i tuoi progressi è tenere un diario dei sintomi. Puoi scegliere di farlo ogni giorno, ogni paio di giorni o anche una volta a settimana.

Ecco alcune domande importanti da tenere a mente quando annoti i tuoi progressi in un diario:

  1. Quali sono i tuoi attuali sintomi?
  2. Come valuteresti ogni sintomo su una scala da 1 a 10? (10 è il più grave)
  3. Hai avuto le mestruazioni questo mese? In tal caso, quando sono iniziate e terminate?
  4. Che alimenti hai mangiato oggi?
  5. Qual è stata la tua dose di CBD? C’è stato un miglioramento degno di nota?
  6. Qual era la tua temperatura al risveglio stamattina? (Utile se si pensa che ci siano problemi alla tiroide o se non si ha più il ciclo)

Ricapitolando: il CBD e la PCOS

La PCOS è un insieme di sintomi che coinvolgono il sistema endocrino e la formazione di cisti ovariche. Può influenzare in modo significativo la qualità della vita delle donne colpite ed è una delle principali cause di infertilità femminile.

Questa condizione ha molto in comune con il diabete, ed è caratterizzata da livelli elevati di insulina nel sangue e una produzione di ormoni maschili più elevata del normale.

Non ci sono studi diretti sugli effetti del CBD sulla PCOS, ma possiamo ricavare alcuni effetti speculativi da altre aree di ricerca.

Gli effetti più rilevanti del CBD sulla sindrome dell’ovaio policistico riguardano i suoi effetti regolatori sui livelli di insulina, e anche il suo potenziale favorimento della perdita di peso e la gestione di altri effetti collaterali della condizione, ad esempio l’ansia.

Se sei interessato a provare il CBD per tenere sotto controllo i sintomi, ti consigliamo vivamente di parlarne prima con il tuo medico. È importante per assicurarti che l’uso del CBD (o di qualsiasi altro integratore) non interagisca con gli altri farmaci che prendi e per valutare altri eventuali fattori che potrebbero interferire, ad esempio con altre condizioni sottostanti.

Per valutare gli effetti specifici del CBD sulla PCOS sono necessarie ulteriori ricerche. Resta aggiornato su tutte le novità in quest’area di studio iscrivendoti alla nostra newsletter qui sotto.

Riferimenti

  1. Asunción, M., Calvo, R. M., San Millán, J. L., Sancho, J., Avila, S., & Escobar-Morreale, H. F. (2000). A prospective study of the prevalence of the polycystic ovary syndrome in unselected Caucasian women from Spain. The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, 85(7), 2434-2438.
  2. Weiss, L., Zeira, M., Reich, S., Har-Noy, M., Mechoulam, R., Slavin, S., & Gallily, R. (2006). Cannabidiol lowers incidence of diabetes in non-obese diabetic mice. Autoimmunity, 39(2), 143-151.
  3. Migrenne, S., Lacombe, A., Lefevre, A. L., Pruniaux, M. P., Guillot, E., Galzin, A. M., & Magnan, C. (2009). Adiponectin is required to mediate rimonabant-induced improvement of insulin sensitivity but not body weight loss in diet-induced obese mice. American Journal of Physiology-Regulatory, Integrative and Comparative Physiology, 296(4), R929-R935.
  4. Sam, S. (2007). Obesity and polycystic ovary syndrome. Obesity management, 3(2), 69-73.
  5. Ryan, D., Drysdale, A. J., Lafourcade, C., Pertwee, R. G., & Platt, B. (2009). Cannabidiol targets mitochondria to regulate intracellular Ca2+ levels. Journal of Neuroscience, 29(7), 2053-2063.
  6. Scopinho, A. A., Guimarães, F. S., Corrêa, F. M., & Resstel, L. B. (2011). Cannabidiol inhibits the hyperphagia induced by cannabinoid-1 or serotonin-1A receptor agonists. Pharmacology Biochemistry and Behavior, 98(2), 268-272.
  7. Zuardi, A. W., Cosme, R. A., Graeff, F. G., & Guimarães, F. S. (1993). Effects of ipsapirone and cannabidiol on human experimental anxiety. Journal of psychopharmacology, 7(1_suppl), 82-88.
  8. Bergamaschi, M. M., Queiroz, R. H. C., Chagas, M. H. N., De Oliveira, D. C. G., De Martinis, B. S., Kapczinski, F., … & Martín-Santos, R. (2011). Cannabidiol reduces the anxiety induced by simulated public speaking in treatment-naive social phobia patients. Neuropsychopharmacology, 36(6), 1219.
  9. Banerjee, S. P., Snyder, S. H., & Mechoulam, R. A. P. H. A. E. L. (1975). Cannabinoids: influence on neurotransmitter uptake in rat brain synaptosomes. Journal of Pharmacology and Experimental Therapeutics, 194(1), 74-81.
  10. Bakas, T., Van Nieuwenhuijzen, P. S., Devenish, S. O., McGregor, I. S., Arnold, J. C., & Chebib, M. (2017). The direct actions of cannabidiol and 2-arachidonoyl glycerol at GABAA receptors. Pharmacological research, 119, 358-370.
  11. Apparao, K. B. C., Lovely, L. P., Gui, Y., Lininger, R. A., & Lessey, B. A. (2002). Elevated endometrial androgen receptor expression in women with polycystic ovarian syndrome. Biology of reproduction, 66(2), 297-304.

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