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CBD e schizofrenia: ricerca e conoscenze attuali

I disturbi dello spettro della schizofrenia sono una serie di malattie neurologiche che influenzano la percezione della realtà e della cognizione. Non esiste una cura, ma è stato dimostrato che il CBD può offrire benefici per diversi aspetti della malattia.

Scritto da
Justin Cooke , pubblicato 1 settimana fa

Schizo in latino significa “divisione”, mentre phrenia “della mente” – quindi la schizofrenia è descritta come una “mente divisa”.

Piuttosto che riferirsi al disturbo dissociativo della personalità (che non è), il termine si riferisce alla frammentazione dei pensieri – una scissione dalla realtà.

La schizofrenia provoca pensieri e discorsi confusi, allucinazioni visive o uditive e tanti altri sintomi che possono variare da una persona all’altra. Non esiste una cura per questa malattia; tuttavia, con le terapie, coloro che ne sono affetti possono continuare a vivere in modo normale e indipendente. I ricercatori sono sempre alla ricerca di nuove terapie efficaci per la schizofrenia e negli ultimi anni hanno rivolto la loro attenzione al CBD, un composto potente (non psicoattivo) contenuto nella pianta di cannabis.

In questo articolo spiegheremo le ultime ricerche su questa debilitante malattia mentale e sull’utilizzo del CBD su pazienti affetti da schizofrenia.

  • Indice

Riepilogo: uso del CBD per la schizofrenia

La schizofrenia è un disturbo neurologico complesso che coinvolge diversi fattori, che insieme provocano dei sintomi. Ciò significa che non esiste un unico trattamento per il disturbo. Affinché sia efficace, serve un approccio onnicomprensivo. La dieta, lo stile di vita, gli integratori e i farmaci possono aiutare a tenere sotto controllo la malattia.

È stato dimostrato che il CBD può essere d’aiuto in questi casi e può essere combinato con altri trattamenti per gestire al meglio la malattia. Comunque, il meccanismo di azione del CBD resta poco chiaro.

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Quali effetti potrebbe avere il CBD sulla schizofrenia:

  • Attiva il recettore vanilloide (TRPV1)
  • Modula i neurotrasmettitori – dopamina, serotonina, glutammato
  • Aumenta il flusso sanguigno alle regioni corticali del cervello
  • Allevia gli effetti collaterali della schizofrenia – deficit cognitivi, ansia, depressione, insonnia

Cos’è la schizofrenia?

Schizofrenia” è un termine generico che indica una serie di disturbi mentali cronici, che provocano deliri, allucinazioni, difficoltà a rimanere concentrati e mancanza di motivazione. È una condizione rara, che colpisce meno dell’1% della popolazione, secondo l’American Psychiatric Association.

Spesso si ha una visione distorta di questa patologia. Nonostante la credenza popolare, la maggior parte degli schizofrenici non sono pericolosi; non vivono negli ospedali né soffrono di doppia personalità. Molte persone riescono a condurre una vita abbastanza normale – hanno lavoro, famiglie e la maggior parte di loro è in grado di vivere in modo indipendente.

La schizofrenia colpisce allo stesso modo uomini e donne, ma i sintomi tendono ad apparire prima nei maschi rispetto alle femmine. Gli uomini di solito iniziano a manifestare i primi sintomi verso la fine dell’adolescenza, mentre nelle donne si manifestano tra i 20 e i 30 anni. È raro che qualcuno di età inferiore ai 12 anni mostri segni di schizofrenia.

La schizofrenia in sé non è mortale, ma è spesso associata ad altre condizioni mediche che possono portare a problemi successive – come le malattie cardiache o il diabete.

Tre fasi della schizofrenia

1. Fase prodromica

Questa è la fase in cui sono visibili i primi sintomi della schizofrenia. Se ce ne accorgiamo in tempo, gli attacchi e la gravità della schizofrenia possono essere significativamente ridotti.

Nella fase prodromica, i pazienti spesso presentano sintomi clinici specifici come depressione, ansia, isolamento sociale e difficoltà di apprendimento.

La fase prodromica può durare da diverse settimane a diversi anni [1].

2. Fase attiva

Durante questa fase i sintomi si aggravano e si soffre di manie, allucinazioni e catatonia. L’approccio terapeutico è fondamentale, perché è soprattutto in questo stadio che viene diagnosticata la schizofrenia.

3. Fase residua

Nella fase residua, i sintomi possono iniziare a scomparire, ma i pazienti vengono spesso lasciati “appiattiti”, con scarsa motivazione, di cattivo umore e con problemi a concentrarsi. Il trattamento durante questa fase è ancora fondamentale, ma mira maggiormente ad alleviare i disturbi dell’umore.

Sintomi della schizofrenia

I sintomi della schizofrenia possono essere suddivisi in tre categorie principali:

A) Sintomi Positivi (psicotici)

  • Manie
  • Allucinazioni
  • Linguaggio confuso
  • Comportamento confuso
  • Catatonia
  • Psicosi

B) Sintomi negativi

  • Cambiamenti nelle emozioni
  • Appiattimento affettivo
  • Alogia (mancanza di dettagli nel discorso)
  • Mancanza di motivazione

C) Sintomi cognitivi

  • Scarsa memoria
  • Difficoltà di apprendimento
  • Scarsa concentrazione

Cause della schizofrenia

Sfortunatamente, non esiste un’unica causa per la schizofrenia. La ricerca ha collegato la schizofrenia a diverse cause potenziali, tra cui influenze ambientali, cambiamenti nella chimica del cervello e traumi fisici o emotivi.

1. Teoria della dopamina

In molti pensano che una delle principali cause della schizofrenia sia il meccanismo insito in alcuni farmaci antipsicotici. Molti di questi farmaci bloccano i recettori della dopamina (D2) nel cervello – suggerendo che la schizofrenia è causata da livelli eccessivi di dopamina nel cervello.

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Comunque ci sono molti dubbi a riguardo, perché i sintomi della schizofrenia spesso sono simili ad altre condizioni come il disturbo da deficit di attenzione (ADHD) e il morbo di Parkinson, che si pensa siano causate da bassi livelli di dopamina.

2. Teoria della struttura anomala del cervello

Grazie al neuroimaging è stato dimostrato che i pazienti con sintomi diversi presentano anomalie (come una riduzione del flusso sanguigno) in diverse aree del cervello.

Ad esempio, nei pazienti che hanno avuto allucinazioni ci sono state anomalie nel talamo – l’area del cervello che filtra ed elabora segnali sensoriali come la vista, il suono o il tatto. Altri studi hanno dimostrato che nei pazienti che soffrono di paranoie, si verificano anormalità nell’amigdala – associata all’elaborazione della paura.

Tutti questi fattori suggeriscono che la schizofrenia può essere causata da disfunzioni in molte aree del cervello. A seconda della parte del cervello colpita, si presenteranno diversi sintomi.

Basse dosi di cannabis potrebbero migliorare l’afflusso di sangue nelle regioni del cervello coinvolte con la regolazione dell’umore, la percezione e l’umore – riducendo potenzialmente i sintomi psicotici associati alla schizofrenia [10].

3. Teoria del glutammato

Il glutammato è il neurotrasmettitore più diffuso nel cervello. Secondo una teoria, la schizofrenia è associata a un’attività eccessiva del glutammato nel cervello. Questa teoria potrebbe essere utile per spiegare molti dei sintomi associati alla malattia. Inoltre, la droga psicoattiva fenciclidina (PCP) – nota per la produzione di psicosi schizofrenica – ha effetto perché attiva i recettori del glutammato nel cervello [8].

Per questo, alcuni ricercatori pensano che un’eccessiva attivazione del glutammato provochi schizofrenia.

Gli studi hanno dimostrato che i cannabinoidi sintetici riducono i sintomi schizofrenici indotti dal PCP nei ratti [9].

4. Teoria dell’eccesso di anandamide

Altre ricerche suggeriscono che i pazienti schizofrenici hanno livelli significativamente più elevati di anandamide [4]. Studi simili evidenziano una disfunzione del recettore CB1 nei pazienti schizofrenici, specialmente nelle regioni del cervello relative alla cognizione e alla memoria – due funzioni altamente compromesse nella schizofrenia [5, 6].

È più facile che il THC influenzi negativamente i pazienti con livelli anomali di anandamide – che è un noto agonista del recettore CB1 [7].

Questo, ovviamente, rende la schizofrenia difficile da trattare perché ci sono tanti fattori da prendere in considerazione. Questo è il motivo per cui alcuni pazienti rispondono al trattamento e altri no.

Alcune cause di schizofrenia:

  • Stress grave o duraturo
  • Abuso di sostanze
  • Fattori genetici
  • Infezione virale
  • Problemi nello sviluppo
  • Malattie autoimmuni
  • Malattie neurodegenerative

Opzioni terapeutiche per la schizofrenia

I trattamenti più efficaci per la schizofrenia hanno un approccio onnicomprensivo. Farmaci, lifestyle coaching, cure psichiatriche e terapia di gruppo sono tutti aspetti necessari del trattamento per questa patologia.

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Con un trattamento adeguato, che comprende farmaci antipsicotici, si possono attenuare o eliminare la maggior parte dei sintomi della schizofrenia e nella fase attiva diventano meno frequenti. Sfortunatamente, la maggior parte di questi farmaci ha effetti collaterali, specialmente a lungo termine. Diabete e complicanze cardiache sono particolarmente comuni nelle persone che assumono questi farmaci.

I trattamenti per la schizofrenia possono includere:

  • Lifestyle Coaching
  • Cambiamenti nella dieta
  • Trattamento delle dipendenze
  • Farmaci antipsicotici
  • Terapia psichiatrica
  • Terapia di gruppo

Farmaci usati di frequente per la schizofrenia:

  • Clozapina (Clozaril)
  • Olanzapina (Zyprexa)
  • Ziprasidone (Geodon)
  • Aripiprazolo
  • Risperidone (Risperdal)
  • Quetiapina (Seroquel)
  • Aloperidolo

Guida all’uso del CBD per la schizofrenia

Nell’ultimo decennio, è aumentato l’interesse sull’uso del CBD per il trattamento della schizofrenia.

Questa ricerca è iniziata a seguito di un caso clinico pubblicato nel 1995, in cui si sono notati miglioramenti in un paziente schizofrenico, che non rispondeva al farmaco antipsicotico standard, l’aloperidolo [3].

Di recente, l’azienda farmaceutica GW Pharmaceuticals Plc ha condotto una serie di test clinici su un nuovo farmaco che hanno sviluppato, basato sul CBD e chiamato Sativex®. Hanno indagato sulle possibilità del CBD di alleviare i sintomi della schizofrenia, in pazienti che non rispondevano ai farmaci antipsicotici standard [2].

Quello del GW Pharmaceuticals è stato uno studio clinico di fase 2 in doppio cieco condotto in 15 diversi ospedali nel Regno Unito, in Romania e in Polonia. I pazienti nello studio sono stati randomizzati in un gruppo di trattamento (utilizzando 1000 mg al giorno, suddividendo il CBD in due dosi) e un gruppo di controllo (con il placebo). Alla fine di questo studio di 6 settimane, nel gruppo CBD si sono notati modesti miglioramenti nei sintomi della schizofrenia. I miglioramenti principali riguardavano la velocità e funzionalità cerebrale. La scoperta più significativa in questa ricerca è stata che il CBD non si basa sulla modulazione del recettore della dopamina – su cui puntano la maggior parte dei trattamenti della schizofrenia. Invece, i ricercatori di questo studio hanno suggerito che il meccanismo d’azione si basi sull’inibizione dell’ammide idrolasi (FAAH), sull’inibizione della ricaptazione dell’adenosina, sull’attivazione del recettore vanilloide (TRPV1) e sull’attivazione del recettore della serotonina (5HT1A) [2].

Hanno concluso affermando che “siccome il CBD agisce in modo diverso rispetto ai farmaci antipsicotici convenzionali, può rappresentare un nuovo tipo di trattamento per la schizofrenia”.

Sono in programma ulteriori studi clinici per esplorare l’uso del CBD per la schizofrenia in popolazioni più numerose e per periodi di trattamento più lunghi.

Risultati dello studio di ricerca di GW Pharmaceuticals:

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(Fonte: McGuire et al., 2017)

Suggerimenti per l’utilizzo del CBD, in casi di schizofrenia

  1. Ricorda che non esiste una cura per la schizofrenia, nemmeno il CBD. Il trattamento serve a gestire la patologia, non a curarla
  2. Evita qualsiasi estratto di cannabis con più dello 0,3% di THC – perché, col tempo, può avere un impatto negativo sulla schizofrenia. Utilizza gli isolati di CBD o altri estratti privi di THC
  3. Usa solo prodotti al CBD di alta qualità, certificati da test esterni. I prodotti contaminati possono peggiorare i sintomi
  4. Parla sempre col medico, del CBD o di altri integratori prima di assumerli – alcuni farmaci possono avere effetti collaterali, se miscelati con CBD o altri cannabinoidi.

THC vs. CBD per la schizofrenia

Estratti con alti livelli di THC e bassi livelli di CBD possono portare a più effetti collaterali psicotici [11]. Altri studi hanno dimostrato che la cannabis contenente alti livelli di CBD e bassi livelli di THC porta ad un minor rischio di episodi psicotici [12].

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Altri studi hanno dimostrato che il CBD allevia i sintomi della schizofrenia in misura simile all’amisulpride – un farmaco antipsicotico [13]. Il CBD ha avuto anche meno effetti collaterali.

Le differenze tra CBD e THC e il loro effetto sulla schizofrenia sono molto importanti – e probabilmente è il motivo per cui ci sono risposte contrastanti sull’uso della cannabis per la schizofrenia. Alcuni pazienti trovano sollievo dai sintomi con l’uso di cannabis, altri sperimentano sintomi drammaticamente peggiorati dopo l’uso.

Se usi cannabis per la schizofrenia, presta attenzione al contenuto di THC e scegli solo prodotti con basse concentrazioni di THC rispetto al CBD.

Verdetto finale: usare il CBD per la schizofrenia

La schizofrenia è un disturbo neurologico molto complesso che continua a confondere i ricercatori medici. Ci sono diverse teorie sulle cause alla base della schizofrenia.

Alcuni pazienti rispondono molto bene ai farmaci, altri no.

Sebbene il CBD potrebbe alleviare gli effetti collaterali di diversi tipi di schizofrenia (clinici e indotti da PCP), è stato anche dimostrato che altri cannabinoidi – cioè il THC – potrebbero effettivamente causare la schizofrenia.

Per questo motivo, si raccomanda di usare il CBD per la schizofrenia sotto stretta sorveglianza di un medico. Si consiglia di utilizzare esclusivamente prodotti al CBD assolutamente privi di THC. La ricerca suggerisce anche che è necessaria una dose elevata (1000 mg al giorno) di CBD per produrre anche modesti miglioramenti dei sintomi.

Riferimenti

  1. Larson, M. K., Walker, E. F., & Compton, M. T. (2010). Early signs, diagnosis and therapeutics of the prodromal phase of schizophrenia and related psychotic disorders. Expert review of neurotherapeutics, 10(8), 1347-1359.
  2. McGuire, P., Robson, P., Cubala, W. J., Vasile, D., Morrison, P. D., Barron, R., … & Wright, S. (2017). Cannabidiol (CBD) as an adjunctive therapy in schizophrenia: a multicenter randomized controlled trial. American Journal of Psychiatry, 175(3), 225-231.
  3. Zuardi, A. W., Morais, S. L., Guimaraes, F. S., & Mechoulam, R. (1995). Antipsychotic effect of cannabidiol. The Journal of clinical psychiatry.
  4. De Marchi, N., De Petrocellis, L., Orlando, P., Daniele, F., Fezza, F., & Di Marzo, V. (2003). Endocannabinoid signalling in the blood of patients with schizophrenia. Lipids in health and disease, 2(1), 5.
  5. Eggan, S. M., Hashimoto, T., & Lewis, D. A. (2008). Reduced cortical cannabinoid 1 receptor messenger RNA and protein expression in schizophrenia. Archives of general psychiatry, 65(7), 772-784.
  6. Zavitsanou, K., Garrick, T., & Huang, X. F. (2004). Selective antagonist [3H] SR141716A binding to cannabinoid CB1 receptors is increased in the anterior cingulate cortex in schizophrenia. Progress in Neuro-Psychopharmacology and Biological Psychiatry, 28(2), 355-360.
  7. Pertwee, R. G. (2008). The diverse CB1 and CB2 receptor pharmacology of three plant cannabinoids: Δ9‐tetrahydrocannabinol, cannabidiol and Δ9‐tetrahydrocannabivarin. British journal of pharmacology, 153(2), 199-215.
  8. Javitt, D. C., & Zukin, S. R. (1991). Recent advances in the phencyclidine model of schizophrenia. The American journal of psychiatry, 148(10), 1301.
  9. Spano, M. S., Fadda, P., Frau, R., Fattore, L., & Fratta, W. (2010). Cannabinoid self-administration attenuates PCP-induced schizophrenia-like symptoms in adult rats. European Neuropsychopharmacology, 20(1), 25-36.
  10. Cohen, M., Solowij, N., & Carr, V. (2008). Cannabis, cannabinoids and schizophrenia: integration of the evidence. Australian & New Zealand Journal of Psychiatry, 42(5), 357-368.
  11. Di Forti, M., Morgan, C., Dazzan, P., Pariante, C., Mondelli, V., Marques, T. R., … & Butt, A. (2009). High-potency cannabis and the risk of psychosis. The British Journal of Psychiatry, 195(6), 488-491.
  12. Schubart, C. D., Sommer, I. E., van Gastel, W. A., Goetgebuer, R. L., Kahn, R. S., & Boks, M. P. (2011). Cannabis with high cannabidiol content is associated with fewer psychotic experiences. Schizophrenia research, 130(1-3), 216-221.
  13. Deiana, S. (2013). Medical use of cannabis. Cannabidiol: a new light for schizophrenia?. Drug testing and analysis, 5(1), 46-51.

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