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CBD e diabete: ricerca e conoscenze attuali

Gli studi hanno dimostrato che chi assume cannabis regolarmente ha meno probabilità di sviluppare il diabete. Come funziona? L’olio di CBD può aiutare a gestire o prevenire il diabete? Approfondiamo questo concetto, il suo funzionamento e come è possibile iniziare ad ottenere i benefici di questa importante sostanza.

Scritto da
Justin Cooke , pubblicato 1 settimana fa

Negli Stati Uniti, oggi circa una persona su tre è diabetica o pre-diabetica.

Visto che tante persone soffrono di questa malattia, e che non c’è alcuna cura, c’è davvero tanto margine di miglioramento.

Una delle soluzioni più promettenti avanzate negli ultimi anni è il CBD.

Uno studio svolto nel 2013 ha rilevato una correlazione tra il consumo abituale di cannabis e una minore incidenza della sindrome metabolica, obesità e diabete, anche quando queste persone hanno un’alimentazione peggiore rispetto alla media. Da allora abbiamo scoperto che questi effetti sono dovuti al contenuto di CBD della marijuana di cui facevano uso.

In quest’articolo, vedremo quali sono le cause del diabete e come il CBD può essere usato per migliorare la qualità della vita di chi soffre di questa grave malattia.

  • Indice

Il CBD per il diabete: una sintesi

Approfondiremo questo argomento complesso e affascinante, ma prima ecco un riassunto di come si può usare il CBD per migliorare i sintomi del diabete:

  • Combatte l’obesità riducendo l’appetito [13]
  • Protegge il fegato dai danni provocati dal diabete
  • Migliora la capacità dell’insulina di regolare i livelli di zucchero nel sangue [4]
  • Riduce il dolore nevralgico associato al diabete
  • Accelera la guarigione delle ferite da diabete [10]
  • Protegge le cellule che secernono insulina nel pancreas [5]

Quando si tratta di diabete l’olio di CBD offre molti benefici, e stanno addirittura nascendo alcuni farmaci che contengono cannabinoidi sintetici come principio attivo.

È un argomento ampio e complesso, ma cercheremo di scomporlo in concetti facilmente assimilabili per aiutarti a capire esattamente come l’olio di CBD può migliorare i sintomi del diabete, e perché questo cannabinoide così utile dovrebbe essere preso in considerazione da chiunque cerchi di migliorare i sintomi del diabete.

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Il miglior olio di CBD a spettro completo per il diabete

Come tra poco capirai, è importante trovare un olio di CBD di alta qualità che derivi da un estratto completo della pianta, detto anche “a spettro completo”.

I cannabinoidi aggiuntivi, i terpeni e gli altri fitochimici contenuti nella pianta di cannabis, contribuiscono tutti a potenziare la capacità degli oli di CBD di combattere il diabete.

Per questo motivo ti consigliamo di dare uno sguardo ai migliori oli di CBD per trovare quello che soddisfa le tue esigenze.

Un’introduzione: cos’è il diabete

Prima di affrontare nello specifico il modo in cui il CBD agisce per il trattamento o la prevenzione del diabete, è meglio comprendere alcuni dettagli importanti su come funziona questa malattia.

Il diabete è una malattia metabolica. Coinvolge la nostra capacità di scindere i carboidrati nel corpo.

La maggior parte della nostra energia proviene dallo zucchero.

Ogni volta che mangiamo qualcosa, gli zuccheri degli alimenti entrano nel flusso sanguigno attraverso l’apparato digerente.

Le cellule quindi li usano per alimentare la nostra attività. Sfortunatamente, lo zucchero non può entrare nella cellula senza un’accompagnatrice speciale, nota come insulina.

L’insulina è un ormone rilasciato dal pancreas, responsabile della regolazione della quantità di zucchero che passa dal sangue alle cellule.

Quando soffriamo di diabete, o non abbiamo abbastanza insulina affinché questo sia possibile (diabete di tipo 1), o l’insulina di cui disponiamo viene ignorata dal corpo (diabete di tipo 2). Con entrambi i tipi, i risultati sono gli stessi.

Le nostre cellule iniziano a morire di fame, mentre il sangue si riempie di zucchero.

Questo provoca problemi di tutti i tipi per il corpo, specialmente per il fegato, la pelle, i reni e il sistema cardiovascolare.

In sostanza, il diabete è una malattia che comporta la disfunzione dell’insulina (o dell’organo che la produce, il pancreas).

Ci sono due tipi di diabete:

Il diabete di tipo 1

Questa forma di diabete viene spesso definita diabete giovanile, perché è una condizione che si ha dalla nascita e inizia a manifestarsi durante l’infanzia o l’adolescenza.

Ad essere interessate sono le cellule beta del pancreas disfunzionali, responsabili della produzione di insulina.

Questo tipo di diabete comporterà la necessità di farsi iniezioni di insulina per tutta la vita perché il corpo non riesce a produrne abbastanza da solo. Se chi ne soffre non ha accesso all’insulina, lo squilibrio del rapporto insulina:glucagone porterà il fegato a produrre troppo glucosio e acidi chetonici, risultando in un’emergenza metabolica chiamata chetoacidosi diabetica.

Il CBD offre solo un lieve supporto a questi pazienti, non un sostegno di emergenza. 

Il diabete di tipo 2

Il diabete di tipo 2 è spesso definito diabete dell’età adulta, perché solitamente inizia a manifestarsi intorno ai 40 anni. Comunque, ultimamente vi è una maggiore incidenza nelle popolazioni giovanili.

Anche se potrebbe esserci una predisposizione genetica, lo sviluppo della malattia è lento e graduale, causato principalmente da una cattiva alimentazione e dalle scelte di vita.

Ogni volta che mangiamo un pasto, il sistema digestivo scompone lentamente il cibo. I nutrienti che ne derivano (zuccheri, proteine, grassi, ecc) vengono assorbiti nel flusso sanguigno.

Questo ci fa sentire carichi subito dopo mangiato, perché improvvisamente abbiamo una tonnellata di energia disponibile.

Il pancreas poi si precipita a secernere insulina per spostarla dal sangue alle cellule. Lo fa perché abbiamo bisogno di mantenere sempre un livello costante di zucchero nel sangue, troppo non va bene, e troppo poco non va bene.

Purtroppo, se il cibo che abbiamo ingerito era pieno di zuccheri semplici (come le caramelle o il pane bianco), viene digerito molto velocemente, e l’insulina eliminerà in fretta la maggior parte dello zucchero nel sangue. In realtà troppo in fretta. Senza zuccheri nel sangue, ci sentiamo affaticati e deboli.

Spesso definiamo questo processo come crollo dopo il pasto, specialmente se ad alto contenuto calorico.

È questo il motivo per cui molte persone si sentono spente e con poca energia circa un’ora o due dopo il pranzo.

Col passare degli anni, questi improvvisi picchi e crolli dei livelli di glucosio nel sangue insegneranno al corpo ad ignorare l’insulina. Questo succede per cercare di mantenere i livelli di zucchero stabili.

Questa fase è chiamata resistenza all’insulina. È il primo passo verso il diabete di tipo 2.

Ora abbiamo un problema.

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Gli zuccheri aumentano nel sangue, ma diminuiscono all’interno delle cellule stesse; dopotutto, l’insulina non funziona bene. Le cellule allora inviano messaggi al cervello per mangiare di più, provocando voglie di zucchero, ma non importa quanto ne mangiamo, non possiamo dare alle cellule ciò che chiedono.

La glicemia alta è pericolosa. Può iniziare a danneggiare i globuli rossi, i rivestimenti delle arterie, i reni e i polmoni. Se i picchi di zucchero sono troppo alti e troppo veloci, può svilupparsi una condizione disidratante potenzialmente pericolosa chiamata sindrome iperglicemica-iperosmolare non chetosica. Il corpo ha bisogno di fare qualcos’altro per tenere gli zuccheri sotto controllo.

Perciò si rivolge al fegato.

Il fegato ora ha il compito di convertire tutto questo eccesso di zucchero in qualcosa di più sicuro, come il grasso, provocando aumento di peso e depositi di grasso nel fegato (malattia del fegato grasso).

È per questo che si forma il caratteristico “rotolo di pancia” che molti diabetici hanno. È causato dai depositi di grasso che si formano intorno al fegato e ad altri organi nell’addome.

Col tempo, se non lo controlliamo, il diabete di tipo 2 peggiorerà progressivamente, e i livelli di zucchero nel sangue aumenteranno fino al punto di iniziare a causare danni ai reni, ai polmoni, al sistema cardiovascolare e al pancreas.

Le persone con diabete sono 2-4 volte più a rischio di malattie cardiovascolari e hanno un’aspettativa di vita di 5-10 anni in meno rispetto ai non diabetici. Il diabete è la prima causa di insufficienza renale, amputazioni non traumatiche e cecità nei paesi sviluppati, ed è la settima causa di morte negli Stati Uniti. Per fortuna, il diabete è molto curabile attraverso cambiamenti dello stile di vita e farmaci.

Alla fine, per via dei danni al pancreas, tutti i pazienti allo stadio avanzato del diabete di tipo 2 svilupperanno il diabete di tipo 1. Questo è il motivo per cui le persone con diabete di tipo 2 in fase avanzata devono iniettarsi l’insulina come quelle con il tipo 1.

Il CBD offre alcuni potenti benefici per ridurre l’impatto del diabete di tipo 2 e sta diventando un’importante opzione terapeutica per le persone che soffrono di questa malattia.

Quali sono le cause del diabete?

Quindi, ora che abbiamo visto in dettaglio come funziona il diabete e i diversi tipi, vediamo cosa effettivamente lo provoca.

Il diabete di tipo 1 è una condizione principalmente genetica, ma può anche essere causato da esposizione tossica. Alcuni sostanze, come la streptozotocina, sono ben note per uccidere le cellule beta del pancreas, portando al diabete di tipo 1. Questa sostanza viene utilizzata per indurre il diabete nei ratti a scopo di ricerca.

Anche altre sostanze come il fumo passivo e gli idrocarburi degli scarichi delle auto sono stati associati al diabete [1]; ad ogni modo, la maggior parte dei casi derivano da fattori genetici.

Il diabete di tipo 2 è causato principalmente da una dieta ricca di carboidrati raffinati (zuccheri semplici), ma a basso contenuto di fibre, di grassi e antiossidanti.

I ripetuti picchi e cali dei livelli di zucchero nel sangue sono ciò che alla fine porta all’insulino-resistenza, con un aumento delle voglie di cibo e ulteriori danni all’equilibrio metabolico corporeo. Così si apre la strada verso il diabete.

Come è trattato il diabete?

Non esiste una cura, né per il diabete di tipo 1 né per il tipo 2. Tuttavia, molti esperti sostengono che il tipo 2 potrebbe essere invertito nel tempo con cambiamenti significativi dello stile di vita e della dieta.

I trattamenti moderni mirano a risolvere i sintomi, prevenire future complicazioni, e a tenere a bada quella che chiamiamo iperglicemia (alto livello di zucchero nel sangue) promuovendo la produzione di insulina o la nostra sensibilità ad essa, al fine di prevenire il peggioramento della malattia e ulteriori danni. I pazienti con diabete di tipo 1 useranno l’insulina anche per mantenere il rapporto insulina:glucagone in equilibrio, in modo da gestire gli acidi chetonici e gli zuccheri nel sangue.

Poiché la glicemia alta è la causa della maggior parte dei danni causati dalla patologia, il monitoraggio dei livelli di zuccheri, una corretta alimentazione e l’esercizio fisico contribuiranno a migliorare gli effetti negativi della condizione.

I trattamenti convenzionali per il diabete possono includere:

  • Dieta mediterranea (la dieta più supportata dalle prove)
  • Metformina (migliora la sensibilità all’insulina)
  • Sulfoniluree (promuovono un rilascio maggiore di insulina)
  • Meglitinidi (promuovono un rilascio maggiore di insulina)
  • Tiazolidinedioni (migliorano la sensibilità all’insulina)
  • Inibitori del DPP-4 (aumentano modestamente i livelli di insulina)
  • Agonisti del recettore GLP 1 (rallentano la velocità di assorbimento dello zucchero nell’intestino)
  • Inibitori del SGLT2 (impediscono ai reni di riassorbire lo zucchero filtrato)
  • Insulina (fornisce insulina ai pazienti affetti da diabete di tipo 1 e di tipo 2 di stadio avanzato)
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Altri trattamenti

Dal momento che il diabete è una condizione che ha a che fare con l’equilibrio del sistema metabolico, il CBD potrebbe offrire alcuni benefici terapeutici piuttosto importanti alla vera causa della malattia.

Alcuni esempi includono:

  • La dieta Atkins (alto contenuto di grassi e proteine, basso contenuto di carboidrati)
  • La dieta Atkins modificata (simile alla Atkins ma con più attenzione a pasti ricchi di grassi)
  • La dieta chetogenica (basso contenuto di carboidrati, moderata quantità di proteine, alto contenuto di grassi)
  • Integratori di cromo
  • Esercizio fisico regolare
  • Integratori a base di erbe (cannella, ginseng, gymnema, gynostemma)
  • Agopuntura
  • Cambiamenti dello stile di vita (smettere di fumare e di bere alcol)

Tutte queste opzioni sono ottime e non esiste un unico trattamento che sia migliore degli altri. Il miglior piano terapeutico sarà una combinazione delle opzioni appena elencate.

Prove recenti hanno suggerito un’ulteriore alternativa terapeutica attraverso il CBD.

L’uso di questa sostanza per il diabete offre alcuni vantaggi esclusivi e può favorire un miglior funzionamento delle altre opzioni terapeutiche.

Il valore medicinale del CBD

Nell’ultimo paio di decenni il CBD è stato oggetto di numerosi studi.

Prima che il suo valore medicinale iniziasse a venire alla luce, la pianta di cannabis, da cui esso deriva, era stata demonizzata.

In realtà il CBD ha iniziato a diventare famoso quando una ragazzina, Charlotte Figi, che soffriva di gravi crisi epilettiche dozzine di volte al giorno, trovò un notevole sollievo da questa sostanza. Ciò suscitò un’attenzione internazionale e spinse a considerare con maggiore interesse la parte non psicoattiva della pianta di marijuana.

Da allora, è stato dimostrato che il CBD:

  • Riduce la frequenza e la gravità delle crisi epilettiche
  • Riduce i sintomi delle malattie autoimmuni
  • Migliora la nostra capacità di rilevare e uccidere le cellule tumorali
  • Velocizza la guarigione delle ferite
  • Riduce il dolore e l’infiammazione
  • Ripristina l’omeostasi

Quest’ultimo punto è il più importante in relazione agli effetti del CBD sul diabete.

Visto che il diabete comporta un problema con l’equilibrio del sistema metabolico, il CBD può offrire alcuni seri benefici terapeutici alla vera causa della malattia, invece che solo ai sintomi.

Lascia che ti spieghi.

Come il CBD potrebbe essere utile per il diabete

Il CBD agisce sul sistema endocannabinoide corporeo.

Si tratta di un sistema di ormoni/neurotrasmettitori e recettori che si trovano praticamente in tutti gli organi del corpo.

Il sistema endocannabinoide viene utilizzato principalmente per regolare l’omeostasi (equilibrio) degli apparati, perché il corpo ha una routine che cerca sempre di mantenere.

Prendiamo ad esempio la temperatura corporea.

Per funzionare correttamente, dobbiamo mantenere una temperatura corporea interna di 37 gradi Celsius (98F). Quando la temperatura dell’ambiente si abbassa, il corpo si adatta generando più calore all’interno.

Al contrario, quando la temperatura esterna aumenta, il corpo cerca di mantenere la temperatura interna più fredda.

Quando questo sistema non funziona più, ci ammaliamo. Questo è ciò che accade con il colpo di calore o con l’ipotermia. Il corpo non è più in grado di mantenere l’equilibrio e iniziamo a deteriorarci velocemente.

Il sistema endocannabinoide svolge un ruolo chiave in questo sistema, mantenendo tutte queste misure più vicine possibile al centro dell’equilibrio.

Quando parliamo di diabete, la misura che stiamo cercando di mantenere in equilibrio è il livello di zucchero nel sangue. Quando diventa disfunzionale per un lungo tempo, si dice che abbiamo il diabete.

Il sistema endocannabinoide è fondamentale in questo processo e il CBD agisce come un ottimizzatore del sistema, aiutandolo a lavorare in modo più efficiente per riportarci a uno stato di equilibrio.

Ecco come funziona.

1. Il CBD potrebbe supportare la salute del pancreas e la secrezione di insulina

Un recente studio che ha coinvolto circa 4700 pazienti diabetici o pre-diabeteci ha analizzato l’uso di marijuana in relazione alla sensibilità all’insulina. I ricercatori di questo studio hanno concluso che “l’uso di marijuana era associato a livelli più bassi di insulina a digiuno” [4].

Lo studio ha rilevato che i consumatori di marijuana hanno una riduzione del 17% della resistenza all’insulina.

Ciò suggerisce che la cannabis potrebbe rendere l’insulina più efficace, e stiamo parlando della causa principale di diabete. Se l’insulina funziona come dovrebbe, riusciamo a gestire meglio i livelli di glicemia.

Ciò rallenta l’insorgere del diabete e prolunga la durata della vita.

Osservando da vicino le sperimentazioni sugli animali, i ricercatori hanno scoperto che i ratti in sovrappeso o obesi che avevano assunto cannabis per lunghi periodi di tempo avevano un pancreas più pesante [5].

Questo dimostra che la cannabis era riuscita proteggere le cellule beta pancreatiche che secernono l’insulina dai danni causati dall’obesità.

È molto importante se si considera che il problema principale del diabete è il danno al pancreas, che poi porta allo sviluppo del più grave diabete di tipo 1. Purtroppo, al momento della diagnosi di diabete di tipo 1, il paziente potrebbe aver già perso il 50% della sua capacità di secernere insulina.

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2. Il CBD potrebbe favorire la perdita di peso

L’obesità è considerata uno dei principali fattori che contribuiscono allo sviluppo del diabete [2].

Il CBD offre benefici diretti sull’obesità. Può ridurre il desiderio di mangiare attraverso il sistema di ricompensa nel cervello (responsabile delle abitudini e della dipendenza), e attraverso i recettori endocannabinoidi CB1.

Questi recettori si trovano principalmente nel cervello e nel sistema nervoso centrale, e regolano gli ormoni associati alla fame [3].

Con meno fame, in teoria, mangiamo di meno. Aiutandoci a mangiare meno, specialmente i cibi raffinati o eccessivamente trasformati, possiamo iniziare a perdere peso e rallentare la progressione del diabete.

3. Il CBD potrebbe affrontare i sintomi del diabete

Oltre a tutti i benefici che l’olio di CBD può offrire ai processi che portano al diabete, può fornire anche benefici unici per il trattamento dei sintomi della malattia. Naturalmente, è necessario che vengano svolte ulteriori ricerche per confermare e standardizzare una modalità d’uso potenzialmente efficace del CBD.

Alcuni esempi dei sintomi che il CBD affronta includono:

  • Riduzione del dolore ai nervi [8]
  • Riduzione dell’ansia [9]
  • Velocizzazione della guarigione (a livello topico) [10]
  • Moderazione della voglia di cibi dolci [11]

Come usare l’olio di CBD per il diabete

Ora che abbiamo capito come l’olio di CBD può aiutare i diabetici, e quanto potrebbe essere promettente l’avanzamento delle future ricerche, vediamo come le persone lo usano.

1. Aggiungere il CBD ad altri interventi terapeutici

Per i principianti, è importante ricordare che è meglio utilizzare l’olio di CBD in combinazione con altre terapie, soprattutto quelle che riguardano i cambiamenti della dieta e dello stile di vita.

Chiunque abbia il diabete dovrebbe fare uno sforzo mirato per evitare i carboidrati raffinati e aumentare il consumo di grassi e proteine.

Oltre a questo, l’esercizio da lieve a moderato e le tecniche di gestione dello stress faranno molto per risolvere la causa del diabete e rallentare la sua progressione.

È anche importante notare che non si dovrebbe mai smettere di prendere qualsiasi farmaco senza prima consultare il proprio medico. Prendi sempre i medicinali come ti è stato indicato, e tieni sotto controllo regolarmente gli zuccheri nel sangue.

Il diabete è un problema complesso e ci sono molti fattori da considerare. Un dottore qualificato sarà la persona migliore con cui parlare delle opzioni di trattamento.

2. Dosare l’olio di CBD per il diabete

La dose giusta dell’olio di CBD è diversa per ognuno.

Il sistema endocannabinoide attraverso cui funziona è diverso da persona a persona.

Questo può rendere difficile capire il dosaggio corretto.

In generale, la dose più comunemente utilizzata per i diabetici è tra 2,5 mg e 100 mg di CBD al giorno.

L’intervallo è ampio, perciò il modo migliore per capire è iniziare con poco e aumentare gradualmente finché non si ottengono gli effetti desiderati.

La maggior parte delle persone inizierà con l’equivalente di 1 o 2 mg e aggiungerà 4 mg al giorno.

Se si notano effetti collaterali (come affaticamento, scarsa concentrazione o mal di testa), basterà ridurre la dose all’ultima che hai provato che non ha causato effetti collaterali, e rimanere lì.

Quando vuoi gestire il diabete sia con i tuoi farmaci che con l’olio di CBD, è importante parlare prima con il tuo medico. Nella maggior parte dei casi, l’uso a lungo termine del CBD è necessario per i potenziali cambiamenti di cui abbiamo parlato sopra.

Riferimenti

  1. Bodin, J., Stene, L. C., & Nygaard, U. C. (2015). Can exposure to environmental chemicals increase the risk of diabetes type 1 development?. BioMed Research International, 2015.
  2. Grundy, S. M., Cleeman, J. I., Merz, C. N. B., Brewer, H. B., Clark, L. T., Hunninghake, D. B., … & Coordinating Committee of the National Cholesterol Education Program. (2004). Implications of recent clinical trials for the national cholesterol education program adult treatment panel III guidelines. Journal of the American College of Cardiology, 44(3), 720-732.
  3. Matias, I., & Di Marzo, V. (2006). Endocannabinoid synthesis and degradation, and their regulation in the framework of energy balance. Journal of endocrinological investigation, 29(3), 15.
  4. Penner, E. A., Buettner, H., & Mittleman, M. A. (2013). The impact of marijuana use on glucose, insulin, and insulin resistance among US adults. The American journal of medicine, 126(7), 583-589.
  5. Levendal, R. A., Schumann, D., Donath, M., & Frost, C. L. (2012). Cannabis exposure associated with weight reduction and β-cell protection in an obese rat model. Phytomedicine, 19(7), 575-582.
  6. Migrenne, S., Lacombe, A., Lefevre, A. L., Pruniaux, M. P., Guillot, E., Galzin, A. M., & Magnan, C. (2009). Adiponectin is required to mediate rimonabant-induced improvement of insulin sensitivity but not body weight loss in diet-induced obese mice. American Journal of Physiology-Regulatory, Integrative and Comparative Physiology, 296(4), R929-R935.
  7. Purohit, V., Rapaka, R., & Shurtleff, D. (2010). Role of cannabinoids in the development of fatty liver (steatosis). The AAPS journal, 12(2), 233-237.
  8. Serpell, M., Ratcliffe, S., Hovorka, J., Schofield, M., Taylor, L., Lauder, H., & Ehler, E. (2014). A double‐blind, randomized, placebo‐controlled, parallel group study of THC/CBD spray in peripheral neuropathic pain treatment. European journal of pain, 18(7), 999-1012.
  9. Crippa, J. A. S., Derenusson, G. N., Ferrari, T. B., Wichert-Ana, L., Duran, F. L., Martin-Santos, R., … & Filho, A. S. (2011). Neural basis of anxiolytic effects of cannabidiol (CBD) in generalized social anxiety disorder: a preliminary report. Journal of Psychopharmacology, 25(1), 121-130.
  10. Wright, K., Rooney, N., Feeney, M., Tate, J., Robertson, D., Welham, M., & Ward, S. (2005). Differential expression of cannabinoid receptors in the human colon: cannabinoids promote epithelial wound healing. Gastroenterology, 129(2), 437-453.
  11. Morgan, C. J., Freeman, T. P., Schafer, G. L., & Curran, H. V. (2010). Cannabidiol attenuates the appetitive effects of Δ 9-tetrahydrocannabinol in humans smoking their chosen cannabis. Neuropsychopharmacology, 35(9), 1879.
  12. Deshpande, A., Mailis-Gagnon, A., Zoheiry, N., & Lakha, S. F. (2015). Efficacy and adverse effects of medical marijuana for chronic noncancer pain: Systematic review of randomized controlled trials. Canadian Family Physician, 61(8), e372-e381.

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