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CBD e malattie prioniche: ricerca e conoscenze attuali

La malattia da prioni è una malattia neurodegenerativa cronica. Ad oggi non esistono cure per la patologia, ma secondo recenti ricerche il CBD potrebbe essere d’aiuto per chi ne è affetto. Ecco come funziona

Scritto da
Justin Cooke , pubblicato 1 mese fa

Il CBD è stato utilizzato per tante malattie neurodegenerative, tra cui il morbo di Alzheimer [1], il morbo di Parkinson [2] e la sclerosi multipla [8].

Visto che gli studi condotti su queste malattie hanno dato risultati positivi, alcuni  ricercatori hanno iniziato a chiedersi se gli stessi effetti neuroprotettivi possano essere applicati a un altro disturbo neurodegenerativo – la malattia da prioni.

La malattia da prioni consiste in un’infezione dovuta a una “proteina canaglia”. Se questa proteina entra nel cervello, provoca una reazione a catena, portando altre proteine ​​a mutare nella stessa struttura della versione canaglia.

Questo è il meccanismo di alcune malattie come la malattia di Creutzfeldt Jakob (MCJ o “malattia della mucca pazza”), che causano un danno neurodegenerativo che progredisce lentamente, peggiorando negli anni. La malattia alla fine diventa fatale – di solito dopo una decina d’anni dall’inizio dell’infezione.

Queste infezioni restano spesso silenti per molti anni. Viene diagnosticata per la prima solo quando progredisce e il danno diventa significativo.

Il CBD funziona per la malattia da prioni? Cosa dice la ricerca? Come posso iniziare a utilizzare il CBD?

  • Indice
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In sintesi: uso del CBD per la malattia da prioni

Di recente è stato scoperto che il CBD rappresenta un potenziale trattamento per la malattia da prioni, grazie a delle caratteristiche intrinseche ai cannabinoidi come il CBD. I composti grassi della pianta di cannabis funzionano attraverso una serie di recettori noti come recettori endocannabinoidi, con il compito di regolare l’equilibrio dei nostri ormoni, dei neurotrasmettitori e del sistema nervoso.

I cannabinoidi come il CBD interagiscono con questo sistema per migliorare la sua capacità di controllare processi come la produzione di dopamina, la rigenerazione dei nervi, l’infiammazione, la funzione del glutammato e l’attività delle cellule immunitarie nel cervello – tutti fattori importanti coinvolti nella malattia da prioni.

Il CBD potrebbe trattare la malattia da prioni, perché:

  • Può attraversare la barriera emato-encefalica
  • Ha effetti neuroprotettivi
  • Ha effetti antiossidanti
  • Inibisce l’attività del recettore del glutammato (NMDA)
  • Blocca l’attivazione immunitaria della microglia (antinfiammatoria)

Al momento, quasi non ci sono studi specifici sugli effetti del CBD sulle malattie da prioni. Finora, abbiamo solo trovato uno studio promettente sulla correlazione tra i due.

In questo studio, è stato somministrato il CBD a topi infettati con la malattia da prioni per vederne gli effetti. I topi trattati con CBD a dosi elevate-dopo essere stati infettati, hanno avuto un ritardo del 6% nella morte, rispetto al gruppo di controllo [3].

I ricercatori di questo studio hanno scoperto che il CBD ha impedito l’accumulo di una proteina nota come PrPres, il segno distintivo della malattia da prioni. La conclusione è stata che il CBD potrebbe essere usato per allungare la vita di coloro che sono affetti da questo disturbo.

Tuttavia, sono sorti alcuni problemi, come ha fatto notare un altro ricercatore di spicco.

1. Tempistiche del trattamento

Ai topi, che hanno mostrato un miglioramento con l’uso di CBD, erano state somministrate dosi molto alte di CBD subito dopo l’infezione. Questo non è possibile nell’uomo, perché la malattia da prioni viene diagnosticata solo in fase avanzata. Quando viene diagnosticata, è già troppo tardi per usare il CBD..

2. Modalità dell’infezione da prioni

Un altro problema riguarda il modo in cui i topi sono stati infettati. In questo studio, gli è stato iniettato il prione. Questo cambia il modo in cui si sviluppa l’infezione nel corpo.

Poiché questa malattia infetta il cervello, un prione che circola in altre parti del corpo è considerato pre-infettivo e si comporta diversamente da un’infezione da prione nel cervello. Stando alla ricerca, l’organismo sviluppa specifici anticorpi per proteggersi dai prioni che si introducono nel flusso sanguigno [5].

3. Dosaggio del CBD

In questo studio, solo i topi trattati con alte dosi di CBD hanno mostrato qualche beneficio.

La dose efficace utilizzata nello studio era di 60 mg/kg per 12 settimane. Ciò equivarrebbe a una dose di circa 4800 mg per un utente medio di sesso maschile (80 kg).

Quindi servirebbero 240 ml di un olio CBD da 600 mg – una quantità irragionevole. Sono circa otto bottiglie standard da 30 ml di olio di CBD per dose.

Anche se utilizzassi un isolato di CBD, avresti bisogno di almeno 4800 mg per equiparare la quantità utilizzata nello studio – che costerebbe circa 1300$ per dose. Avresti bisogno di questa dose ogni giorno per il resto della tua vita, visto che non esiste ancora una cura per la malattia da prioni.

Il CBD può curare la malattia da prioni?

In base alle conoscenze attuali sull’interazione del CBD e di altri prodotti correlati con la malattia da prioni, non abbiamo ancora una risposta esaustiva.

Considerate le loro proprietà, si consiglia l’utilizzo del CBD e di altri cannabinoidi. Anche le ricerche preliminari sono promettenti, anche se sono tutt’altro che complete. Non è stato dimostrato se può essere utilizzato per trattare la malattia da prioni.

Ti terremo aggiornato, man mano che la ricerca avanza nei prossimi anni.

Cos’è una malattia da prioni?

I prioni sono agenti patogeni – non sono batterici, virali o parassitari. Non sono vivi, e non c’è ancora una spiegazione valida del perché esistano.

Un prione è una proteina. La parola deriva da particella infettiva proteica. Le proteine ​​del prione sono presenti in natura in tutto il cervello (PrPc), ma la loro funzione non è ben nota. Normalmente, queste proteine ​​sono solubili in acqua e sono scisse da un enzima noto come proteasi nel cervello.

I prioni malati possono farsi strada nel cervello dove si auto-replicano, convertendo prioni sani in quelli malati.

Queste nuove proteine ​​sono resistenti alla proteasi, che viene utilizzata per abbattere le proteine ​​nel cervello. Quando ciò accade, iniziamo a sviluppare proteine ​​”malformate” nel cervello di cui non possiamo sbarazzarci. Queste proteine ​​affollano le aree del cervello e poiché non hanno nulla da offrire, il cervello inizia a degradarsi nel tempo.

Possono volerci molti anni prima che notiamo i primi sintomi.

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Qual è il decorso della malattia da prione?

Le prime ricerche sulle malattia da prioni avevano scoperto che gli agenti infettivi responsabili non avevano un genoma dell’acido nucleico – tutti gli agenti precedentemente infettivi, inclusi batteri e virus, utilizzavano acidi nucleici per replicarsi. Dal momento che i prioni non ne hanno, non è chiaro come siano riusciti a riprodursi nel cervello.

Solo in seguito i ricercatori hanno scoperto che le malattie da prioni erano causate da proteine ​​deformi, che si legavano ad altre proteine ​​e le facevano cambiare forma. I prioni innescano una reazione a catena che consiste in una conversione delle proteine ​​sane in proteine malate che si diffondono gradualmente nel cervello, portando infine a danni estesi e irreversibili.

Ma qual è l’origine delle malattie da prioni?

Prima degli anni ’50, non avevamo idea della causa di disturbi neurodegenerativi come la malattia di Creutzfeldt-Jakob (MCJ o “malattia della mucca pazza). Le incidenze erano casuali e la progressione della malattia era misteriosa – i ricercatori si sono ritrovati in un vicolo cieco.

A un certo punto negli anni ’50, tutto è cambiato. I ricercatori hanno identificato una malattia nella tribù dei Fore in Papua Nuova Guinea con sintomi molto simili alla MCJ. Hanno scoperto che la malattia è stata trasmessa durante un rituale funebre praticato dalla tribù, in cui veniva mangiato il cervello dei membri della tribù deceduti. I ricercatori hanno notato che alcuni membri della tribù che erano deceduti avevano un danno cerebrale esteso (encefalopatia). Quindi, hanno iniettato nelle scimmie degli estratti presi da campioni di cervello, ed hanno notato che iniziavano a soffrire di sintomi molto simili. A questo punto hanno scoperto che la malattia da prioni si diffonde in seguito all’ingestione di altre sostanze cerebrali infette.

Ci sono altre interazioni più complesse, come la co-infezione con un virus che interagisce con la proteina in modo simbiotico (chiamato l’ipotesi virino), ma servono comunque più studi a riguardo.

Le cause e la progressione della malattia da prioni sono ancora molto dibattute nella comunità medica, ma negli ultimi 5 decenni ci sono stati rapidi progressi.

Al momento si pensa che la malattia da prioni abbia origine da una mutazione casuale, che può essere trasmessa geneticamente. Se i prioni del cervello entrano in un altro essere vivente della stessa specie, possono diventare contagiosi, propagandosi nel cervello della persona infettata.

Gli effetti della malattia da prioni

Si viene contagiati dalla malattia da prioni dopo aver mangiato cibo contaminato dalla proteina deforme. Nel sangue, il prione non rappresenta una minaccia per il corpo e nella maggior parte dei casi il corpo può liberarsene senza problemi.

In alcuni casi, questi prioni finiscono in organi come la milza, nei neuroni periferici o nel cervello, dove possono causare gravi problemi a lungo termine.

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In sostanza, mentre le proteine deformi si auto-replicano e si diffondono nel cervello, uccidono i neuroni, lasciando grandi buchi nel cervello, facendolo sembrare una spugna. Il nome scientifico di questa patologia è encefalopatia spongiforme. Per questo motivo, la maggior parte dei prioni sono considerati encefalopatie spongiformi trasmissibili (TSE).

Ci sono altre malattie neurologiche causate da proteine ​​deformi nel cervello:

  • Morbo di Alzheimer
  • Morbo di Parkinson
  • Malattia di Huntington,
  • Atassie spinocerebellari
  • Sclerosi laterale amiotrofica SLA)
  • Demenza da corpi di Lewy
  • Demenze frontotemporali

È interessante notare che il CBD potrebbe rallentare la progressione di alcune di queste malattie neurologiche.

Le proteine deformi nel cervello sono devastanti a lungo termine, portando a deficit neurologici graduali, perdita del controllo muscolare e morte.

Effetti collaterali delle malattie prioniche

  • Affaticamento
  • Difficoltà a parlare
  • Difficoltà a camminare e cambiamenti nell’andatura
  • Confusione
  • Allucinazioni
  • Insonnia
  • Tremori muscolari
  • Rigidità muscolare
  • Demenza

Elenco delle malattie prioniche note dell’uomo

  • Malattia di Creutzfeldt-Jakob (MCJ, malattia della mucca pazza)
  • Malattia di Gerstmann-Straussler-Scheinker
  • Variante della MCJ
  • Prionopatia variabile proteasa-sensibile (VPSPr; sporadica)
  • Insonnia Fatale (FI)
  • Kuru

C’è una cura per le malattie da prioni?

La malattia da prioni è una malattia contraibile, incurabile e degenerativa. Abbiamo farmaci per gestire i sintomi, ma al momento nulla che possa curare la condizione – nemmeno il CBD.

Non esiste una cura per la malattia da prioni, anche se ci sono alcuni farmaci anti-prione in cantiere [6]:

  1. Polisolfato pentosano – lo stanno ancora studiando, ma ha già dimostrato di limitare la malattia nell’uomo.
  2. Anle138b anche se sono ancora in corso ricerche riguardo i suoi effetti sulla malattia, ha mostrato risultati promettenti finora.
  3. Astemizolo – alcune ricerche hanno dimostrato che questo composto può ridurre la quantità di proteine prioniche prodotte dalle cellule, rallentando così la progressione della malattia [4].

Il CBD potrebbe rallentare la progressione della malattia e allungare la vita delle persone colpite di circa il 6% [3].

Verdetto finale: uso del CBD per malattie prioniche

Purtroppo, le malattie da prioni restano un mistero, e la ricerca è molto limitata. C’è solo uno studio fino ad oggi che evidenzia il ruolo potenziale che il CBD potrebbe svolgere nella progressione della malattia.

Detto ciò, il CBD potrebbe rallentare la progressione di altre patologie delle proteine ​​non prioniche come il morbo di Alzheimer [9], il morbo di Parkinson [10] e la malattia di Huntington [11].

I benefici del CBD derivano dalla sua proprietà protettive sui neuroni, dalla sua capacità di riduzione della neuroinfiammazione e del danno ossidativo – due delle principali cause di degenerazione, causate dalla malattia da prioni.

Il CBD è anche utile per la gestione di molti degli effetti collaterali delle malattie da prioni, tra cui:

Il futuro della malattia da prioni: cosa fare adesso

Sfortunatamente, non ci sono molte ricerche sul ruolo del CBD o di altri cannabinoidi per le malattie da prioni. L’unico studio che abbiamo attualmente è uno condotto sugli animali, in cui i topi vengono infettati dalla malattia. Il risultato dello studio ha mostrato un aumento del 6% della durata della vita tra i topi a cui sono state somministrate alte dosi di CBD, iniettato immediatamente dopo l’iniezione del prione [3].

Gli effetti positivi del CBD su altre malattie neurologiche causate da proteine malformate, come il morbo di Alzheimer, la malattia di Huntington e il morbo di Parkinson, suggeriscono anche un potenziale utilizzo di questo importante fitocannabinoide per le malattie da prioni.

Grazie a dei progressi recenti, è stato possibile clonare il gene responsabile della produzione di prioni nei topi, fornendoci gli strumenti necessari per studiare la malattia in modo più dettagliato. Speriamo che in futuro ci saranno più ricerche sull’uso del CBD per la malattia da prioni.


Riferimenti

  1. Martín-Moreno, A. M., Reigada, D., Ramírez, B. G., Mechoulam, R., Innamorato, N., Cuadrado, A., & de Ceballos, M. L. (2011). Cannabidiol and other cannabinoids reduce microglial activation in vitro and in vivo: relevance to Alzheimers′ disease. Molecular pharmacology, mol-111.
  2. García-Arencibia, M., González, S., de Lago, E., Ramos, J. A., Mechoulam, R., & Fernández-Ruiz, J. (2007). Evaluation of the neuroprotective effect of cannabinoids in a rat model of Parkinson’s disease: importance of antioxidant and cannabinoid receptor-independent properties. Brain research, 1134, 162-170.
  3. Dirikoc, S., Priola, S. A., Marella, M., Zsürger, N., & Chabry, J. (2007). Nonpsychoactive cannabidiol prevents prion accumulation and protects neurons against prion toxicity. Journal of Neuroscience, 27(36), 9537-9544.
  4. Karapetyan, Y. E., Sferrazza, G. F., Zhou, M., Ottenberg, G., Spicer, T., Chase, P., … & Lasmézas, C. I. (2013). Unique drug screening approach for prion diseases identifies tacrolimus and astemizole as antiprion agents. Proceedings of the National Academy of Sciences, 201303510.
  5. White, A. R., Enever, P., Tayebi, M., Mushens, R., Linehan, J., Brandner, S., … & Hawke, S. (2003). Monoclonal antibodies inhibit prion replication and delay the development of prion disease. Nature, 422(6927), 80.
  6. Trevitt, C. R., & Collinge, J. (2006). A systematic review of prion therapeutics in experimental models. Brain, 129(9), 2241-2265.
  7. Sailer, A., Büeler, H., Fischer, M., Aguzzi, A., & Weissmann, C. (1994). No propagation of prions in mice devoid of PrP. Cell, 77(7), 967-968.
  8. Langford, R. M., Mares, J., Novotna, A., Vachova, M., Novakova, I., Notcutt, W., & Ratcliffe, S. (2013). A double-blind, randomized, placebo-controlled, parallel-group study of THC/CBD oromucosal spray in combination with the existing treatment regimen, in the relief of central neuropathic pain in patients with multiple sclerosis. Journal of neurology, 260(4), 984-997.
  9. Esposito, G., Scuderi, C., Valenza, M., Togna, G. I., Latina, V., De Filippis, D., … & Steardo, L. (2011). Cannabidiol reduces Aβ-induced neuroinflammation and promotes hippocampal neurogenesis through PPARγ involvement. PloS one, 6(12), e28668.
  10. Chagas, M. H. N., Zuardi, A. W., Tumas, V., Pena-Pereira, M. A., Sobreira, E. T., Bergamaschi, M. M., … & Crippa, J. A. S. (2014). Effects of cannabidiol in the treatment of patients with Parkinson’s disease: an exploratory double-blind trial. Journal of Psychopharmacology, 28(11), 1088-1098.
  11. Sagredo, O., Pazos, M. R., Satta, V., Ramos, J. A., Pertwee, R. G., & Fernández‐Ruiz, J. (2011). Neuroprotective effects of phytocannabinoid‐based medicines in experimental models of Huntington’s disease. Journal of neuroscience research, 89(9), 1509-1518.
  12. Carter, G. T., Abood, M. E., Aggarwal, S. K., & Weiss, M. D. (2010). Cannabis and amyotrophic lateral sclerosis: hypothetical and practical applications, and a call for clinical trials. American Journal of Hospice and Palliative Medicine®, 27(5), 347-356.

Patologie che rispondono al Cannabidiolo