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CBD e colite ulcerosa: ricerca e conoscenze attuali

Il morbo di Crohn e la colite ulcerosa sono condizioni infiammatorie che colpiscono il tratto digestivo. Il CBD è un ottimo antinfiammatorio e può essere utilizzato per alleviare i sintomi.

Scritto da
Justin Cooke , pubblicato 1 settimana fa

Le malattie infiammatorie intestinali (MICI) possono essere un peso enorme per chi ne soffre.

Non è solo per il dolore o l’urgenza di andare in bagno – ma compromettono tutti gli aspetti della quotidianità, dalla necessità di assentarsi spesso a lavoro, all’imbarazzo nei rapporti personali.

È stato dimostrato che un composto trovato nella pianta di canapa, chiamato cannabidiolo – o CBD – può alleviare molti dei sintomi della malattia infiammatoria intestinale.

  • Indice

Gli approcci medici per le MICI possono essere riassunti con le cinque R:

  1. Rimuovere gli alimenti che innescano una reazione
  2. Ridurre l’infiammazione e l’eccessiva risposta immunitaria
  3. Riparare il rivestimento intestinale, curando la salute del microbioma
  4. Ripristinare la funzione della mucosa gastrica
  5. Reintegrare vitamine e minerali, che non vengono assorbiti dall’intestino danneggiato.

Gli studi più recenti sui benefici del CBD sulle malattie infiammatorie dell’intestino si concentrano sulla riduzione dell’infiammazione, sulla riparazione del rivestimento intestinale e sul ripristino della salute dell’organo.

Qui, spiegheremo come funziona il CBD e perché le persone affette da malattie infiammatorie intestinali stanno usando l’olio di CBD per alleviarne gli effetti collaterali più debilitanti.

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In sintesi: uso del CBD per il morbo di Crohn e la colite ulcerosa

Il sistema endocannabinoide, o ECS, è un insieme di recettori che si trovano in tutto il corpo, con il compito di regolare l’infiammazione e la peristalsi (movimenti intestinali) nell’intestino e le risposte allo stress nel cervello [1].

Cos’è il sistema endocannabinoide?

Il sistema endocannabinoide, o ECS, è un insieme di recettori che si trovano in tutto il corpo, con il compito di regolare funzioni importanti come l’omeostasi (equilibrio nel corpo).

In malattie come il morbo di Crohn e colite ulcerosa, è stato dimostrato che il CBD può essere utile, per i seguenti motivi:

  1. Riduce i processi infiammatori.
  2. Ferma l’infiammazione cronica e la sensibilità intestinale, bloccando le reazioni autoimmuni [2].
  3. Allevia il dolore inviando messaggi chimici al cervello che agisce sui recettori oppioidi, abbassando la percezione del dolore [3].

Siccome è stato dimostrato che il CBD riduce l’infiammazione e interagisce con i recettori dell’ECS, è un integratore promettente per alleviare alcuni dei sintomi delle MICI.

Cos’è la malattia infiammatoria cronica intestinale (MICI)?

“Malattia infiammatoria cronica intestinale” (MICI) è un’espressione generica per due patologie strettamente correlate, che interessano il tratto digestivo – colite ulcerosa e morbo di Crohn.

Qual è la differenza tra le due condizioni?

1. Colite ulcerosa

La colite ulcerosa (UC) è un’infiammazione prolungata dell’intestino crasso e del colon. L’infiammazione si aggrava così tanto, che alla fine forma ulcere ed erosioni nel rivestimento digestivo.

Il danno esteso a questo rivestimento porta il tubo digerente ad assorbire meno sostanze nutritive e può influenzare la nostra capacità di espellere le sostanze nocive dal flusso sanguigno (sindrome dell’intestino permeabile).

Le persone con colite ulcerosa tendono ad avere meno batteri sani e più specie dannose, rispetto a quelle sane – una condizione chiamata disbiosi.

La disbiosi porta a un deterioramento dell’intestino a causa dei metaboliti prodotti dai batteri dannosi. Questi metaboliti causano un’infiammazione, che porta a un danneggiamento delle pareti intestinali. 

Questo porta a un’infiammazione, che peggiora nel tempo [4].

I sintomi della colite ulcerosa sono:

  • Dolore (spesso acuto)
  • Crampi
  • Urgenza di andare in bagno
  • Sangue nelle feci
  • Debolezza
  • Frequenti allergie
  • Sbalzi di umore

2. Morbo di Crohn

Anche il morbo di Crohn è il risultato di un’infiammazione prolungata. Tuttavia, l’infiammazione del morbo di Crohn può svilupparsi in qualsiasi punto del tratto digestivo. Questa è la differenza con la colite ulcerosa che colpisce solo il tratto digestivo. 

L’infiammazione, causata dal morbo di Crohn, si sviluppa di solito alla fine dell’intestino tenue, nel punto in cui si unisce all’intestino crasso (chiamato ileo terminale).

L’infiammazione del morbo di Crohn va più nel profondo. Rispetto alla colite ulcerosa che colpisce solo gli strati più interni dell’intestino, il morbo di Crohn si estende dallo strato più interno della mucosa gastrica agli strati muscolari esterni – causando dolore intenso e problemi di digestione.

Come nella colite ulcerosa, anche nel morbo di Crohn si ha una perdita dei batteri sani dell’intestino, che si “ammalano”, lasciando spazio a specie dannose. Questi batteri nocivi distruggono la barriera, peggiorando progressivamente i sintomi.

Sintomi del morbo di Crohn:

  • Dolore dell’apparato digerente
  • Sintomi autoimmuni
  • Perdita o aumento di peso
  • Mal di testa
  • Affaticamento
  • Diarrea/costipazione

Come si diagnostica una malattia infiammatoria intestinale?

Servono di solito dai tre ai cinque mesi per diagnosticare una MICI, dopo la comparsa dei primi sintomi.

I medici ti visitano ed esaminano la tua storia medica, l’anamnesi familiare, le analisi del sangue ed eventuali radiografie o TAC, per confermare i loro sospetti prima di diagnosticare la malattia.

In genere, una MICI viene diagnosticata per la prima volta tra i 20 e i 30 anni. Può passare molto tempo per diagnosticare una MICI. I sintomi sono spesso difficili da notare, prima che la patologia progredisca.

Le cause delle MICI

Le cause della colite ulcerosa e del morbo di Crohn non sono ancora ben chiare.

Tuttavia, è stato dimostrato che quattro fattori ambientali hanno un impatto sui geni delle persone predisposte alla patologia – questo significa che nelle persone geneticamente predisposte alla patologia, ci sono determinati fattori ambientali che possono innescarla.

Tra le quattro cause principali, che possono innescare le MICI, abbiamo:

  1. Fumo
  2. Dieta povera di fibre e ad alto contenuto di grassi saturi
  3. Infezione batterica intestinale
  4. Bassi livelli di vitamina D [4]

L’infiammazione è un problema sia nel morbo di Crohn che nella colite ulcerosa. Quindi, ha senso che tutti i fattori di rischio sopra elencati possono causare l’infiammazione direttamente o la disbiosi nell’intestino. Questo squilibrio di batteri causa un’infiammazione, la sindrome dell’intestino gocciolante e altre forme infiammatorie.

La genetica svolge un ruolo fondamentale visto che i nostri geni determinano il nostro sistema immunitario che a sua volta determina la nostra flora intestinale. Ecco perché ci sono persone che rischiano più di altre di sviluppare una MICI.

Se ci aggiungiamo uno stile di vita poco salutare e lo stress, le possibilità di incorrere in una MICI aumentano [5].

Come viene trattata una malattia infiammatoria intestinale?

1. Cambiamenti nella dieta

L’obiettivo principale è quello di ripristinare il microbioma nell’intestino, permettendo la crescita di batteri benefici al posto di quelli pericolosi.

Le modifiche includono:

  • Aumento dell’assunzione di fibre
  • Consumo di più frutta e verdura
  • Riduzione del consumo di grassi saturi
  • Maggiore consumo di cibi antinfiammatori

2. Modifiche nello stile di vita

Lo stress e la mancanza di esercizio fisico sono strettamente legati ai sintomi delle MICI. Degli esercizi regolari e delle tecniche per ridurre lo stress (come la meditazione), alleviano l’intensità delle infiammazioni. Degli esercizi regolari (per permettere la circolazione del liquido linfatico) e delle tecniche per ridurre lo stress alleviano l’intensità delle infiammazioni.

Le modifiche dello stile di vita includono:

  • Esercizio quotidiano
  • Yoga e meditazione
  • Maggiore esposizione al sole (per aumentare i livelli di vitamina D)
  • Minimo otto ore di sonno a notte
  • Identificazione ed eliminazione dei fattori scatenanti dello stress

3. Farmaci

I principali tipi di farmaci prescritti per le MICI sono:

  • Antispasmodici – come la diciclomina, riducono gli spasmi dei muscoli intestinali. Questi spasmi causano dolore e problemi in chi soffre di MICI.
  • Antidepressivi – gli antidepressivi triciclici o gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina vengono usati spesso per curare la MICI. I primi sono più adatti per le MICI con predominanza di diarrea, mentre i secondi con predominanza di costipazione.
  • Antibiotici – secondo alcuni studi, l’antibiotico Rifaximin riduce la gravità dei sintomi in alcuni pazienti [6].
  • Trapianto fecale  – le feci donate da un individuo sano vengono trapiantate nel colon di un paziente affetto da MICI. Questo processo porta alla proliferazione di batteri benefici negli intestini affetti da MICI [7].

Cos’è il CBD?

Il cannabidiolo è il principale composto non psicoattivo della pianta di marijuana (cannabis sativa). Agisce sul sistema endocannabinoide: una serie di recettori che formano una via di comunicazione in tutto il sistema nervoso e immunitario.

La ricerca ha identificato due principali tipi di recettori endocannabinoidi: i recettori CB1 e CB2 [8].

  1. I recettori CB1 si trovano nella mucosa e nel tessuto neuromuscolare del colon [9]. 
  2. I recettori CB2 si trovano in tutto il sistema immunitario [10].

I recettori del sistema endocannabinoide si trovano nel sistema nervoso, ma anche nel cervello e nelle cellule che regolano l’attività dei neuroni. Ecco perché c’è molto interesse sull’uso dei fitocannabinoidi per trattare qualsiasi condizione neurologica, incluse le MICI.

Il sistema nervoso è un sistema regolatore che permette al cervello di “parlare” con le altre parti del corpo. Capire come funziona l’ECS ci permette di sfruttare alcuni percorsi e bloccare i sintomi indesiderati e/o condizioni debilitanti [12].

Adesso spieghiamo perché le persone affette da MICI usano il CBD:

In che modo il CBD allevia i sintomi delle MICI

1. Il CBD riduce l’infiammazione

È stato dimostrato che il CBD riduce l’infiammazione alla base di molti tipi di malattie infiammatorie – incluse le MICI.

Lo fa influenzando il normale ciclo delle nostre cellule. Si lega ai recettori cellulari, noti come recettori di adenosina A2, che controllano quali molecole sono prodotte e secrete dalle cellule del corpo [16]. Il CBD si lega ai recettori A2, per impedire alle cellule di rilasciare composti che innescano e perpetuano il processo infiammatorio. Quindi bloccano l’infiammazione alla fonte.

Inoltre, il CBD riduce l’infiammazione delle MICI, grazie alla sua efficacia sui recettori CB1 del sistema endocannabinoide. Grazie al suo effetto su questi recettori, riesce ad impedire alle cellule specializzate, i mastociti, di rilasciare l’istamina [17] – un potente composto infiammatorio associato alle allergie.

2. Il CBD può aiutare il microbioma

Alcune ricerche suggeriscono che il CBD può anche essere benefico per la salute del microbioma. Si ritiene che una disfunzione del microbioma sia una delle principali cause delle malattie infiammatorie intestinali.

Alcune ricerche hanno scoperto che il sistema endocannabinoide aiuta a mantenere una sana diversità di microrganismi nella mucosa gastrica [13], anche se sono necessarie ulteriori ricerche per capirne gli effetti nello specifico.

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3. Il THC e il CBD possono alleviare il dolore addominale

Il THC è anche un noto rilassante muscolare, che può essere usato per fermare le contrazioni muscolari dolorose nel tratto intestinale affetto da MICI. Questo riduce il dolore dato dal crampo addominale e migliora la motilità nel tratto digestivo – e di conseguenza allevia il gonfiore, la stitichezza e la sensazione di pienezza [14].

Il CBD modifica anche la percezione del dolore, agendo direttamente su certi neuroni fermando l’infiammazione.

Questo accade tra gli endocannabinoidi secreti e i loro recettori. Mentre è stato dimostrato che gli endocannabinoidi agiscono indirettamente sui recettori oppioidi: è importante ricordare che gli endocannabinoidi lavorano con il loro sistema e non interferiscono con altri sistemi di regolazione del dolore. Ecco perché il THC e il CBD non causano dipendenza come la morfina [15].

Consigli per usare il CBD per una MICI

Fase 1: Cerca un olio, una capsula o una supposta di CBD a spettro completo, di alta qualità

Il CBD si trova in diversi formati, quindi c’è un prodotto per tutti.

Se soffri del morbo di Crohn o di colite ulcerosa e se non ti dispiace ingoiare le capsule, queste sono un’ottima opzione.

Puoi provare anche l’olio al CBD, perché è facile dosarlo, impiega molto tempo a scomporsi nell’intestino (quindi riesce a raggiungere l’area interessata) ed è a lunga scadenza.

Anche le supposte potrebbero fare al caso tuo, ma possono essere scomode da usare. Ma sono le migliori per una MICI, perché vanno direttamente nel colon (l’ultima parte del tubo digerente).

Segui sempre le istruzioni sulla confezione, quando usi le supposte al CBD.

Per ulteriori informazioni su come trovare i migliori prodotti CBD, consulta alcune delle nostre guide:

Fase 2: Stabilisci il dosaggio migliore per iniziare

Può essere difficile per i principianti dosare il CBD. Puoi consultare la nostra guida al dosaggio dell’olio CBD, per stabilire una dose giornaliera di CBD in base alla forza e al peso desiderati (vedi la tabella seguente).

Se prendi il CBD per la prima volta, ti consigliamo di assumere la dose più bassa raccomandata e di aumentarla lentamente, nel corso di una settimana. Se provi un prodotto nuovo, è una cosa intelligente da fare, anche per vedere che effetto ha sul tuo corpo.

Dosi giornaliere di CBD per peso e intensità (in mg)

Peso (kg)Bassa intensitàMedia intensitàAlta intensità

45 kg

10 mg

30 mg

60 mg

57 kg

13 mg

38 mg

75 mg

68 kg

15 mg

45 mg

90 mg

79 kg

17 mg

52 mg

105 mg

90 kg

20 mg

60 mg

120 mg

102 kg

22 mg

67 mg

135 mg

113 kg

25 mg

75 mg

150 mg

Fase 3: Prendi il CBD per 1 mese, poi riesamina i sintomi

I sintomi delle MICI non compaiono da un giorno all’altro, ma impiegano diversi mesi o anni per manifestarsi, e la verità è che ci vorrà un po’ di tempo per alleviarli. Con pazienza e perseveranza, una MICI può essere gestita.

È importante che tu sia costante con il CBD (o qualsiasi altro farmaco), se stai cercando di curare una MICI.

Potresti prendere appunti, quando inizi con gli integratori, per stabilire un punto di riferimento. Se sei in cura da un medico, probabilmente lo farà anche lui.

Poniti le seguenti domande:

  1. Quant’è forte il dolore su una scala da 1 a 10? (10 è il dolore peggiore della tua vita)
  2. Quanto spesso appaiono i sintomi? (ad esempio: gonfiore, diarrea, crampi).
  3. Monitora la frequenza dei movimenti intestinali per determinare se ci sono stati dei cambiamenti – quante volte sei andato in bagno oggi?
  4. Ci sono nuovi sintomi?
  5. Sono scomparsi i sintomi?

Dopo un mese di utilizzo, torna indietro e rispondi a queste domande. Ci sono dei miglioramenti? Dei peggioramenti?

Ci vorranno da 1 a 6 mesi di uso regolare di CBD, prima che si notino cambiamenti evidenti. Sii paziente e costante.

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Considerazioni finali: Il CBD può essere d’aiuto in caso di MICI?

Il CBD potrebbe essere un eccellente integratore per la gestione dei sintomi delle MICI, grazie alle sue proprietà antidolorifiche e antinfiammatorie. Il CBD può alleviare molti sintomi delle MICI, diminuendo l’infiammazione, promuovendo la proliferazione di batteri benefici nell’intestino e rallentando la peristalsi.

Quando l’intestino si riprende, si ristabilisce anche la salute del microbioma, riducendo ulteriormente i sintomi e ripristinando la funzione protettiva della mucosa gastrica.

Per avere risultati migliori, si raccomanda di utilizzare oli o capsule al CBD a dosi elevate. Le supposte sono ottime per le persone con MICI che coinvolgono il colon. Inizia sempre con una dose bassa e aumentala nel tempo.

Ricorda, le MICI sono una condizione che coinvolge diversi fattori e non si presentano da un giorno all’altro, impiegano molti anni per svilupparsi. Per trattarla nel modo appropriato, sii paziente, parla col tuo dottore e prova diversi trattamenti per trovarne uno che funzioni per te.


Riferimenti:

  1. Sharkey, K. A., & Wiley, J. W. (2016). The Role of the Endocannabinoid System in the Brain-Gut Axis. Gastroenterology, 151(2), 252–266. doi:10.1053/j.gastro.2016.04.015
  2. De Filippis, D., Esposito, G., Cirillo, C., Cipriano, M., De Winter, B. Y., Scuderi, C., … Iuvone, T. (2011). Cannabidiol reduces intestinal inflammation through the control of neuroimmune axis. PloS one, 6(12), e28159. doi:10.1371/journal.pone.0028159
  3. Manzanares, J., Julian, M., & Carrascosa, A. (2006). Role of the cannabinoid system in pain control and therapeutic implications for the management of acute and chronic pain episodes. Current neuropharmacology, 4(3), 239–257.
  4. Zhao, H., Zhang, H., Wu, H., Li, H., Liu, L., Guo, J., … Zhang, X. (2012). Protective role of 1,25(OH)2vitamin D3 in the mucosal injury and epithelial barrier disruption in DSS-induced acute colitis in mice. BMC Gastroenterology. https://doi.org/10.1186/1471-230X-12-57
  5. Mawdsley, J. E., & Rampton, D. S. (2005). Psychological stress in IBD: new insights into pathogenic and therapeutic implications. Gut, 54(10), 1481-1491.
  6. Saadi, M., & McCallum, R. W. (2013). Rifaximin in irritable bowel syndrome: rationale, evidence and clinical use. Therapeutic advances in chronic disease, 4(2), 71–75. doi:10.1177/2040622312472008
  7. Wen, W., Zhang, H., Shen, J., Wei, L., & Shen, S. (2018). Fecal microbiota transplantation for patients with irritable bowel syndrome: A meta-analysis protocol. Medicine, 97(40), e12661. doi:10.1097/MD.0000000000012661
  8. Massa, F., Storr, M., & Lutz, B. (2005). The endocannabinoid system in the physiology and pathophysiology of the gastrointestinal tract. Journal of molecular medicine, 83(12), 944-954.
  9. Wright K, Rooney N, Feeney M, Tate J, Robertson D, Welham M, Ward S. Differential expression of cannabinoid receptors in the human colon: Cannabinoids promote epithelial wound healing. Gastroenterology. 2005;129(2):437–453.
  10. Atwood, B. K., & Mackie, K. (2010). CB2: a cannabinoid receptor with an identity crisis. British journal of pharmacology, 160(3), 467–479. doi:10.1111/j.1476-5381.2010.00729.x
  11. Kozela, E., Juknat, A., & Vogel, Z. (2017). Modulation of Astrocyte Activity by Cannabidiol, a Nonpsychoactive Cannabinoid. International journal of molecular sciences, 18(8), 1669. doi:10.3390/ijms18081669
  12. Lu, H. C., & Mackie, K. (2016). An Introduction to the Endogenous Cannabinoid System. Biological psychiatry, 79(7), 516–525. doi:10.1016/j.biopsych.2015.07.028
  13. DiPatrizio N. V. (2016). Endocannabinoids in the Gut. Cannabis and cannabinoid research, 1(1), 67–77. doi:10.1089/can.2016.0001
  14. Aviello, G., Romano, B., & Izzo, A. A. (2008). Cannabinoids and gastrointestinal motility: animal and human studies. Eur Rev Med Pharmacol Sci, 12(Suppl 1), 81-93.
  15. Manzanares, J., Julian, M. D., & Carrascosa, A. (2006). Role of the cannabinoid system in pain control and therapeutic implications for the management of acute and chronic pain episodes. Current neuropharmacology, 4(3), 239-257.
  16. Liou, G. I., Auchampach, J. A., Hillard, C. J., Zhu, G., Yousufzai, B., Mian, S., … & Khalifa, Y. (2008). Mediation of cannabidiol anti-inflammation in the retina by equilibrative nucleoside transporter and A2A adenosine receptor. Investigative ophthalmology & visual science, 49(12), 5526-5531.
  17. Samson, M. T., Small-Howard, A., Shimoda, L. M., Koblan-Huberson, M., Stokes, A. J., & Turner, H. (2003). Differential roles of CB1 and CB2 cannabinoid receptors in mast cells. The Journal of Immunology, 170(10), 4953-4962.

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